Tasse record, le imprese trapanesi iniziano a guadagnare solo dall’11 luglio

Le imprese della provincia di Trapani lavorano fino all’11 luglio esclusivamente per versare tasse e contributi. Secondo l’Osservatorio nazionale sul fisco della CNA, nel 2024 la pressione fiscale complessiva sulle imprese trapanesi supera il 52% del reddito d’impresa: oltre la metà di ciò che guadagnano va direttamente nelle casse dello Stato e degli enti locali. In termini concreti, su 365 giorni di lavoro, ben 193 sono necessari solo per coprire imposte e tributi, ritardando di mesi qualsiasi guadagno effettivo. Lo studio “Comune che vai, fisco che trovi”, giunto alla settima edizione, fotografa una situazione allarmante per le imprese italiane e trapanesi in particolare. In evidenza come sempre l’eterna disparità tra nord e sud: la distribuzione del carico fiscale resta profondamente squilibrata la e le imprese del Sud sono costrette a sopportare un fardello insostenibile.

“Questi numeri dimostrano come le piccole imprese della provincia siano da anni soffocate da un fisco che non guarda alle specificità del territorio – dichiarano Giuseppe Orlando e Francesco Cicala, presidente e segretario di CNA Trapani –. La pressione fiscale così strutturata non solo rallenta la crescita, ma mette a rischio la stessa sopravvivenza di artigiani e commercianti, che costituiscono l’asse portante dell’economia locale”. A gravare ulteriormente sulla già difficile situazione c’è la carenza di infrastrutture adeguate e di servizi pubblici essenziali. Trasporti inefficienti, logistica costosa e un contesto insulare che penalizza i costi e l’accesso a risorse e opportunità rendono l’attività imprenditoriale ancora più ardua. Non è un caso, sottolineano gli esperti, che ogni anno circa 12 mila giovani lascino la Sicilia, scoraggiati dalla mancanza di prospettive e dal peso delle tasse. La CNA provinciale non nasconde la propria frustrazione: «Fare impresa nel trapanese è un atto di coraggio, ma non può essere considerato normale che gli imprenditori lavorino metà dell’anno solo per versare tasse, mentre servizi pubblici e infrastrutture restano ai minimi termini». L’appello è chiaro: servono soluzioni sostenibili, un fisco più equo e incentivi concreti che possano stimolare investimenti, occupazione e sviluppo locale.”