‘Sorella Sanità’, condanne confermate in appello, una assoluzione

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Fabio Damiani, ex manager dell’Asp di Trapani  e l’imprenditore Salvatore Manganaro, a lui molto vicino – ai quali era stata riconosciuto in primo grado l’attenuante per le dichiarazioni rese ai PM – dovranno scontare rispettivamente 6 anni e mezzo e 4 anni e 4 mesi. Per Damiani, però, la situazione potrebbe complicarsi: visto che la Corte d’Appello ha riconosciuto la sussistenza dell’induzione a dare o promettere denaro o altre utilità, gli atti sono stati trasmessi alla Procura, perché a questo punto dovrebbe risponderne anche lui. È questo uno degli aspetti della sentenza della Cote d’Appello di Palermo per l0indagine sulle gare nell’ambito della sanità che, secondo l’accusa, sarebbero state delle mere formalità e per aggiudicarsele sarebbe stato sufficiente avere i contatti giusti, nei posti giusti e poi pagare. Ed è attraverso questo presunto giro di tangenti e corruzione che, a livello regionale, sarebbero stati affidati servizi per circa 600 milioni, come era emerso dall’inchiesta “Sorella Sanità” del maggio del 2020.

Ieri la prima sezione della Corte d’Appello ha deciso di aumentare la pena di uno degli imputati “eccellenti” del processo, Antonino Candela, ex manager dell’Asp di Palermo e poi commissario per l’emergenza Covid, fino al giorno del suo arresto. Nello specifico inflitti a Candela 7 anni e 4 mesi (al posto dei 6 anni e 8 mesi, rimediati in primo grado con l’abbreviato), ed aumentato la pena a 6 anni e 2 mesi anche al suo presunto faccendiere, Giuseppe Taibbi (che aveva avuto 5 anni e 8 mesi). Per i due, infatti, i giudici hanno ritenuto sussistente il reato di induzione a dare o promettere denaro o altre utilità, non la concussione come contestata dall’accusa e dalla quale gli imputati erano stati del tutto assolti dal gup, ad agosto del 2021, con il primo verdetto. Sono state in buona parte accolte le richieste della Procura generale. Le altre condanne, infatti, sono state tutte confermate, così come è stata confermata l’unica assoluzione, quella dell’imprenditore Angelo Montisanti (difeso dagli avvocati Marcello Montalbano e Claudio Livecchi). Confermate anche le condanne per l’imprenditore Francesco Zanzi (5 anni e 8 mesi) e per Roberto Satta e Salvatore Navarra (5 anni e 10 mesi ciascuno).

I giudici, però, hanno anche ridefinito i contorni economici della corruzione, ritenendo di dover revocare la confisca di un’azienda, la GreenSolution srl, ma anche quella di una parte dei beni tolti a tutti gli imputati, tranne Candela. Questa scelta fa scendere lievemente la somma che i 7 sono stati condannati a restituire all’Asp e all’assessorato regionale all’Economia, che si sono costituiti parte civile nel processo: dagli oltre 2 milioni e mezzo quantificati in primo grado, andranno decurtati poco più di 460 mila euro. Inoltre la Corte d’Appello ha respinto la richiesta dell’Asp di vedersi assegnata una provvisionale immediatamente esecutiva per i danni patiti. Sono state anche riviste al ribasso le pene accessorie dell’interdizione a contrarre con la pubblica amministrazione e, solo nel caso di Damiani, dell’interdizione dai pubblici uffici. Ha retto quindi pienamente la ricostruzione della guardia di finanza che, nella primavera del 2020, aveva provocato un terremoto anche politico.