Sicilia, rifiuti non pericolosi: siti produttivi come cave e impianti a 3 km dai centri

Due novità, introdotte dalla Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea Regionale Siciliana, cambiano il quadro della gestione dei rifiuti speciali non pericolosi. La prima riguarda l’equiparazione dei siti industriali a quelli estrattivi: se fin ora si potevano usare solo i secondi, oggi anche i siti produttivi potranno essere discariche per rifiuti speciali non pericolosi, cioè quelli che non contengono sostanze nocive. Una misura che secondo il deputato regionale di Fratelli d’Italia Giuseppe Bica, firmatario dell’emendamento, amplia le possibilità di recupero ambientale e consente interventi anche in aree produttive. La seconda novità, quella più significativa, introduce la possibilità di realizzare impianti di trattamento di rifiuti speciali non pericolosi anche entro i tre chilometri dai centri abitati, purché sottoposti a specifica valutazione ambientale.

L’emendamento è stato approvato come integrazione alla risoluzione sul Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Speciali. “Una risposta concreta alle imprese del settore e agli enti locali – spiega Bica- Ho presentato questo emendamento per dare una risposta alle imprese del settore e agli enti locali che da tempo chiedevano strumenti efficaci per recuperare le cave abbandonate”. Anche se -a ben vedere- l’utilizzo di cave dismesse per lo smaltimento dei rifiuti derivanti dall’industria del marmo avviene già da almeno vent’anni. Marmettola, pezzami di scarto e residui di lavorazione vengono usati per riempire le vecchie cave inutilizzate da decenni. Oggi se ne contano tantissime già attive e almeno dieci in iter di approvazione solo nel trapanese. Un approccio che, secondo il deputato, produrrebbe  benefici ambientali tangibili. Se si tratti davvero di un modello di gestione  sostenibile dei rifiuti industriali o il nulla osta per nuove discariche nei centri urbani resta un confine sempre più sottile.