Sì all’estradizione di Palazzolo

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    La Corte penale di Bangkok ha autorizzato l’estradizione dalla Thailandia di Vito Roberto Palazzolo, il finanziere italiano considerato il riciclatore di denaro sporco per la mafia, che dovrà scontare in Italia una condanna a 9 anni per reati di droga e riciclaggio connessi all’inchiesta “Pizza connection”. Palazzolo, 65 anni, è stato, infatti, condannato nel 2009 per associazione mafiosa con sentenza definitiva, per i suoi legami con Totò Riina e Bernardo Provenzano.

    Il verdetto – le cui motivazioni saranno pubblicate tra dieci giorni – giunge dopo mesi di battaglia diplomatica per il trasferimento in Italia del boss, che nei lunghi anni di latitanza aveva cambiato il suo nome in Robert Van Palace Kolbatschenko, diventando un vero e proprio magnate in Sudafrica, Paese del quale ha acquisito anche la cittadinanza.

    Palazzolo fu arrestato all’aeroporto di Bangkok, lo scorso 31 marzo, mentre si preparava a imbarcarsi su un volo proprio per il Sud Africa. La polizia thailandese era riuscita ad individuare gli spostamenti dell’ uomo attraverso il monitoraggio dei messaggi con la sua famiglia su Facebook e altri social network.

    Decisivo, per l’estradizione del cassiere di “Cosa nostra”, il ruolo della Farnesina.

    Il ministero degli Esteri – si apprende – ha seguito sin dall’inizio con la massima attenzione, per il tramite dell’Ambasciata a Bangkok ed in stretta collaborazione, Palazzolo – cittadino colpito da mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità giudiziaria italiana ai sensi dell’articolo 416-bis del Codice penale (associazione a delinquere di stampo mafioso) – ed arrestato per violazione delle leggi thailandesi sull’immigrazione. Lo scorso 20 aprile, le autorità thailandesi avevano già disposto l’arresto a fini estradizionali di Palazzolo, accogliendo la richiesta italiana.

    Non si sa ancora se i legali di Palazzolo intendano presentare ricorso contro la sentenza.