San Vito Lo Capo: elicottero salva climber francese ferito. Rischio alto in falesia

Un’operazione complessa e perfettamente coordinata quella che nel pomeriggio di ieri ha permesso di trarre in salvo un arrampicatore francese di 39 anni caduto alla falesia di Salinella, nei pressi di Macari, a sud di San Vito Lo Capo. L’uomo, durante una scalata, ha perso l’appiglio ed è precipitato procurandosi una frattura agli arti inferiori che gli impediva qualsiasi movimento. L’allarme è stato lanciato dai compagni di cordata tramite il Numero Unico di Emergenza 112, che ha attivato la Centrale Operativa 118 di Palermo-Trapani. Da lì, è scattata la macchina dei soccorsi: in pochi minuti il Servizio Regionale Sicilia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha richiesto il supporto dell’Aeronautica Militare per velocizzare le operazioni in un’area particolarmente impervia. A rispondere è stato l’elicottero dell’82° Centro SAR di Trapani, decollato alle 15 dall’aeroporto militare “L. Bassi”.

Dopo aver imbarcato due tecnici del Soccorso Alpino a Castellammare del Golfo, il velivolo ha raggiunto il punto dell’incidente, dove i soccorritori e un aerosoccorritore dell’Aeronautica si sono calati con il verricello per stabilizzare il ferito e predisporre il recupero tramite triangolo di evacuazione. L’uomo è stato quindi trasferito d’urgenza all’Ospedale “Sant’Antonio Abate” di Trapani e affidato alle cure del personale sanitario. L’elicottero ha poi riportato il personale soccorso Alpino a Castellammare e ha fatto rientro alla base intorno alle 17, completando la missione in due ore di volo.

Un intervento rapido ed efficace, ma non possiamo non rilevare che negli ultimi mesi le falesie di San Vito e la Riserva Naturale dello Zingaro sono spesso teatro di interventi per incidenti di scalata o per escursionisti finiti fuori pista: un flusso crescente di escursionisti e arrampicatori, spesso inesperti o mal equipaggiati, che mette alla prova i soccorsi e riaccende il dibattito sulla sicurezza in una delle zone più amate — e più rischiose — della costa trapanese.