Nessuna cementificazione, nessuna speculazione, solo servizi essenziali e legalità. È questa la linea ribadita dall’Amministrazione comunale di San Vito Lo Capo sul progetto che interessa Baia Santa Margherita e il litorale di Macari e Castelluzzo. Una posizione netta, messa nero su bianco dal sindaco Francesco La Sala dopo giorni di polemiche, che però non ha spento la protesta di una parte consistente dell’opinione pubblica. Da un lato il Comune, che parla di tutela ambientale, fruizione sostenibile e rispetto delle regole. Dall’altro cittadini e frequentatori storici del litorale che rivendicano il diritto a un’esperienza di mare “pura e selvaggia”, senza alcuna infrastruttura aggiuntiva. Secondo l’Amministrazione, il progetto non introduce alcuna trasformazione irreversibile: niente cemento, niente luna park, nessuna nuova privatizzazione della costa. I parcheggi resterebbero quelli già esistenti da decenni, il trasporto continuerebbe a essere garantito dai trenini turistici gratuiti, mentre i servizi previsti – bagni chimici, piccoli punti di ristoro, strutture leggere per eventi culturali – vengono presentati come strumenti per evitare degrado, abusivismo e uso disordinato dell’area. Il tutto, viene sottolineato, all’interno di un iter autorizzativo rigoroso, con Valutazione di Incidenza Ambientale di competenza regionale e particolare attenzione ai vincoli della Rete Natura 2000. Una lettura che però non convince chi, quel tratto di costa, lo vive come l’ultimo spazio rimasto fuori dalla logica del turismo di massa. La baia, insieme al litorale tra Macari e Castelluzzo vengono descritti come un paradiso già perfettamente valorizzato dalla loro stessa natura, un luogo dove non servono teatri, chioschi, né bagni pubblici. «Il bello di questo posto è che è selvaggio – scrivono in molti – chi lo frequenta sa che deve organizzarsi, portarsi acqua e cibo, accettare anche qualche scomodità». Insomma, qualsiasi intervento, anche il più leggero, rappresenta l’inizio di una deriva già vista altrove.






