Aveva diciassette anni quando decise di spezzare il silenzio e a 33 anni dalla sua morte continua a muovere le coscienze. Rita Atria, nata a Partanna nel 74, cresce in una famiglia legata a Cosa nostra: il padre Vito, ufficialmente allevatore, in realtà è un mafioso della vecchia guardia. Rita assorbe fin da bambina dinamiche di potere, vendetta e omertà. Nell’85 suo padre viene ucciso in un agguato mafioso. Lei ha solo 11 anni e a prendere le redini della famiglia è il fratello Nicola, che con il traffico di droga cerca di conquistare spazio e rispetto tra i clan. Nicola le confida nomi, alleanze, responsabilità. Anche il fidanzato di Rita è coinvolto nella raccolta del pizzo. La cultura mafiosa, nella sua vita, è ovunque. Nel ’91, anche Nicola viene assassinato. Piera Aiello, la cognata di Rita, testimone dell’omicidio, decide di collaborare con la giustizia. Per Rita è un punto di svolta: isolata, rinnegata dalla madre e abbandonata dal fidanzato, comprende che l’unico modo per dare senso a tanta violenza è ribellarsi.
A novembre si presenta ai magistrati: vuole giustizia, non vendetta. Le sue dichiarazioni, raccolte da Paolo Borsellino e dalla procura di Marsala, gettano luce sulle dinamiche criminali del Trapanese e sul ruolo di amministratori sospetti, come l’ex sindaco di Partanna Vincenzo Culicchia. Sotto protezione, trasferita a Roma con un nome falso, Rita vive sola, tra spostamenti continui e lacerazioni interiori. Trova un punto fermo in Borsellino, che chiama affettuosamente “zio Paolo”. Ma il 19 luglio 1992, il giudice viene ucciso nella strage di via D’Amelio. Una settimana dopo, Rita si lancia dal settimo piano della sua casa romana. “Con Borsellino è morto tutto”, scrive sul diario. Ha solo 17 anni. Al funerale non c’è nessuno, lei per tutti -madre inclusa- è una ‘Fimmina lingua longa e amica degli sbirri’ . Nei mesi successivi, la madre distrugge la sua lapide con un martello, come a volerla cancellare per sempre. E la sua memoria resta scomoda per molto tempo.
Per anni, sulla sua tomba non compare neanche una foto. Oggi, a 33 anni dalla sua morte si cerca di recuperare il tempo perduto. Venerdì 25, a Marsala, Libera promuove lo spettacolo “Ora qui è luce” nel giardino del Baluardo Velasco: un monologo ispirato al diario di Rita. Sabato 26 a Partanna, Libera, Articolo 21, Gens Nova e il Comune organizzano un momento di raccoglimento al cimitero. La voce di Rita Atria, che le costò la vita, oggi torna forte e chiara.






