Risarcimenti milionari per la strage di Alcamo Marina

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20120213 REGGIO CALABRIA CLJ Sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria nei confronti di Giuseppe Gulotta, oggi 55enne, assolto dall'accusa per la strage alla casermetta di Alcamo Marina, in provincia di Trapani nella foto insieme algli avvocati da destra verso sinistra Pardo Cellini, Baldassarre Lauria FOTO ANSA/FRANCO CUFARI

ALCAMO – C’è un risarcimento che può compensare una vita stravolta da una confessione estorta con la tortura per potere incriminare degli innocenti allo scopo di fabbricare una falsa verità per un efferato duplice omicidio dove, il 27 gennaio del 1976, vennero trucidati nel sonno due carabinieri nella casermetta di Alcamo Marina? Killer, mandanti e movente dopo 39 anni rimangono uno dei tanti misteri della storia d’Italia. Un fatto è certo e acclarato da sentenze definitive: l’innocenza di Giuseppe Gulotta (nella foto al centro tra i due suoi legali), di Gaetano Santangelo, all’epoca minorenne, e Vincenzo Ferrantelli, vittime di una via crucis che ha cambiato le loro vite quando appena adolescenti vennero incriminati, grazie ad un castello di false prove, per il duplice omicidio. Gulotta, Santangelo e Ferrantelli sono assistiti da tre battaglieri avvocati: Saro Lauria, Pardo Cellini e Alessandro Finazzo. Dopo le assoluzioni si avvicina il giorno del risarcimento da parte dello Stato. A Ferrantelli e Santangelo, che fuggirono in Brasile dopo avere scontato due anni e due mesi di carcere, sono stati liquidati un milione e 100 mila euro a testa per ingiusta detenzione e il prossimo cinque ottobre i giudici della Corte d’Appello di Catania dovranno stabilire anche le somme da liquidare per il danno biologico, patrimoniale e morale. Il prossimo 23 settembre la stessa Corte, avrà la relazione dei periti per quantificare i danni causati a Giuseppe Gulotta, che aveva 18 anni, lavorava come muratore, quando i carabinieri lo andarono a prelevare a casa per incriminarlo di un duplice omicidio mai commesso. Gridò forte la su innocenza, ma le torture subite in una casermetta di Sirignano alla lunga fiaccarono la sua volontà. Firmò, come Ferrantelli e Santangelo, quei verbali che li incriminavano pur di evitare ulteriori sevizie. Gulotta ha trascorso ben 22 anni in carcere da innocente e un calvario lungo 36 anni. Ha lottato con tutte le sue forze con accanto Michela, la donna della sua vita e con la speranza un giorno di potere abbracciare il figlio William senza quel muro divisorio rappresentato dal vetro del parlatorio del carcere. Giuseppe Gulotta ha raccontato il suo dramma nel libro “Alkamar, la mia vita in carcere da innocente”, scritto con Nicola Biondo. Per Gulotta gli avvocati Lauria e Pardo Cellini hanno chiesto un risarcimento di 59 milioni. Per Ferrantelli e Santangelo 12 milioni a testa. “Siamo ottimisti – dice Saro Lauria – perché per la prima volta in Italia la Cassazione ha stabilito che si può chiedere anche il risarcimento per il danno patrimoniale, biologico e morale – anche per i condannati che sono stati latitanti come Ferrantelli e Santangelo perché erano stati condannati ingiustamente”.