Rinvio a giudizio per l’ex-vescovo Micciché accusato di peculato

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E’ stato chiesto il rinvio a giudizio per l’ex vescovo di Trapani Franscesco Miccichè — il gup Antonio Cavasino ha fissato a gennaio l’udienza preliminare. Il processo si riferisce alla pesante accusa di peculato che grava sull’ex-prelato, che si sarebbe appropriato di oltre 544.000 euro dai fondi provenienti dall’8 per mille, sottratti dai conti “Interventi Caritativi” ed “Esigenze di culto pastorale” della Diocesi di Trapani.
I fatti contestati dalla procura risalgono al 2007 e il reato contestato è il peculato perchè il denaro sarebbe stato sottratto in violazione della legge 222 del 20 maggio 1985 e del regolamento che prevede l’impegno delle somme derivanti dall’8 x mille per “esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo”.
La vicenda si inserisce nel piu’ ampio contesto del ‘Caso Curia’, quando nel 2011 iniziarono le indagini sulla gestione finanziaria della Diocesi di Trapani, tanto che nel 2012 Micciche’ venne rimosso da Papa Benedetto Ratzinger, in seguito a una visita ispettiva eseguita dal “visitatore apostolico”, monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo. Non è la prima volta comunque che l’alto-prelato balza agli onori della cronaca per vicende molto imbarazzanti per la Curia. Negli anni passati, Miccichè era anche stato indagato per appropriazione indebita, e per essersi impossessato di alcuni beni e tesori di grandissimo valore appartenenti ad una struttura della Curia e sede della Fondazione della Diocesi Trapanese Auxilium. Un caso che venne per la prima volta portato all’attenzione anche dall’ex arciprete di Alcamo Don Ninni Treppiedi. Sono stati poi gli investigatori a ritrovare questi beni, tra cui una fontana in marmo, un’anfora in pietra e un pianforte durante una perquisizione nella villa del Vescovo e in quella di alcuni suoi parenti.
Nell’ambito delle indagini inoltre emerse l’acquisto da parte dell’ex prelato di un appartamento a Roma, in zona Barberini, che però nonostante fosse stato sequestrato un preliminare di vendita, era ancora formalmente intestato alla Diocesi trapanese.
Secondo i pm —  indagine condotta dal sostituto procuratore Sara Morri, sostituita in udienza dal pm Francesca Urbani — Miccichè avrebbe creato un danno erariale, mettendo “in atto un disegno criminoso con una serie di azioni realizzate in tempi diversi”.
Udienza preliminare fissata quindi a gennaio.