Resta libero uno degli assassini del piccolo Giuseppe Di Matteo

Romualdo Agrigento, uno dei condannati per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, resta in libertà vigilata. Lo ha deciso la quinta sezione della Corte di Cassazione, , che ha rigettato il ricorso del procuratore generale di Sassari. Agrigento è fuori dal carcere dal febbraio del 2024 quando il Tribunale di Sorveglianza gli aveva concesso la liberazione condizionale: da allora il beneficio non è mai stato sospeso, neppure dopo l’annullamento con rinvio disposto dai giudici della Suprema Corte nel giugno dello stesso anno. Originario di San Cipirello, è finito all’ergastolo per una lunga serie di reati, fra cui «sequestro di persona a scopo di estorsione», «associazione mafiosa» e soprattutto «omicidio e distruzione di cadavere in concorso», commessi «tra il 1991 ed il 1993».

In quegli anni maturò anche il rapimento del dodicenne, Giuseppe Di Matteo sparito il 23 novembre 1993 e tenuto prigioniero fino all’11 gennaio del 1996, quando fu ucciso e il corpo venne distrutto nell’acido. E dallo scorso mese di giugno Giovanni Brusca, il boss di San Giuseppe Jato che azionò il telecomando che innescò l’esplosione il 23 maggio del 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta,  e che sequestrò è uccise il piccolo Di Matteo è  un uomo libero. Si è autoaccusato di decine di delitti, Ha iniziato a collaborare dopo l’arresto e proprio questo gli ha permesso di ottenere un enorme sconto di pena. Roventi polemiche seguirono la sua scarcerazione. La legge per cui ora, dopo 25 anni di carcere e 4 di libertà vigilata, è considerato libero l’ha voluta Giovanni Falcone, ed è la legge che ci ha consentito di radere al suolo la cupola di Riina, Provenzano e Messina Denaro, che negli anni ’80 e ’90 ha insanguinato Palermo, la Sicilia, l’Italia”. Cosi’ Pietro Grasso, ex procuratore nazionale Antimafia e presidente della Fondazione scintille di futuro.