Randagismo, il “mistero” dei cani in trasferta. Il sindaco di Castellammare del Golfo attiva i Carabinieri

Cani randagi regolarmente micro-chippati  nelle strutture pubbliche di Salemi, Partinico e di Terrasini. Fin qui niente di strano ma la vicenda assume i connotati del mistero perché numerosi di questi animali sono stati catturati a Castellammare del Golfo. Impossibile quindi ipotizzare che i cani sano riusciti a vagare dai 35 ai 20 chilometri per poi scegliere come sede proprio la cittadina del Golfo. Qualcuno evidentemente e per chissà quale ragione ha immesso i randagi sul territorio castellammarese. Il fenomeno, con relativo incremento della presenza di cuccioli, ha causato alle casse comunali un notevole aggravio dei costi per l’assistenza ai randagi di ben 426.000 euro in un anno e mezzo. L’amministrazione comunale della cittadina del Golfo si è quindi fatta carico delle spese per le cure dei cani, per il loro ricovero in piccole strutture private, per la cattura degli animali ritenuti pericolosi e per la dislocazione dei randagi nei canili di Isnello, in provincia di Palermo, e di Rocca di Neto nel crotonese.

Il mistero dei cani in trasferta ha provocato numerosi dubbi e interrogativi allo stesso sindaco di Castellammare del Golfo che ha deciso di recarsi dai carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti. Immediatamente sono scattate le indagini per fare luce sullo strano fenomeno che ha anche causato, secondo gli uffici comunali un pesantissimo esborso economico, ben aldilà dal bilancio di previsione.  Gli inquirenti stanno cercando di capire quale sia lo scopo di coloro che hanno portato i cani a Castellammare del Golfo da centri che distano anche 35 chilometri, come il caso di Salemi. Bocche più che cucite tra gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri ma pare che si stia lavorando su di una semplice equazione: più cani presenti e più guadagni da parte dei canili; più ani presenti e maggiori introiti per chi opera in stretta sinergia con canili e istituzioni pubbliche.

Castellammare del Golfo non è dotata né di un canile municipale e nemmeno di un rifugio sanitario. Esiste da circa tre anni un progetto per la realizzazione di un rifugio-canile in contrada Balata di Inici, in un terreno di circa 58 mila metri quari a 10 chilometri dal centro abitato. Dovrebbe avere ben 200 posti e sostituire l’idea, oramai andata definitivamente in soffitta, di costruire una struttura intercomunale con Alcamo e Calatafimi. L’iter sembra essersi definitivamente arenato ma l’assessore Vincenzo Abate assicura che a breve il cammino potrebbe riprendere e andare in tempi rapidi verso la conclusione.