Il procuratore generale della Corte d’appello di Palermo ha chiesto la conferma di cinque delle sette condanne inflitte nel luglio 2024 dal Tribunale di Marsala nel processo “Hesperia”, l’inchiesta antimafia che nel settembre 2022 portò all’arresto di decine di presunti affiliati e fiancheggiatori di Cosa nostra nei comuni di Marsala, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Paceco e Partinico. Nel mirino dell’accusa restano i presunti legami fra ambienti economici e criminalità organizzata, emersi da un’indagine che aveva svelato un sistema di estorsioni, traffici di droga e pressioni sulle aste giudiziarie, utilizzate – secondo gli inquirenti – per agevolare l’acquisizione di immobili a prezzi irrisori. Il tribunale di primo grado aveva condannato a sette anni di carcere Stefano Putaggio, agente immobiliare marsalese ed ex attivista del M5S, per un’estorsione ai danni di un imprenditore che si era aggiudicato un bene all’asta per 400 mila euro. Sei anni erano stati inflitti a Vito De Vita per cessione di droga, cinque ciascuno a Riccardo Di Girolamo e Filippo Aiello, tre anni e mezzo a Lorenzo Catarinicchia, tutti di Marsala. Pena sospesa, invece, per gli imprenditori ittici mazaresi Nicolò e Bartolomeo Macaddino, condannati in primo grado a un anno e tre mesi dopo la derubricazione dell’accusa di estorsione aggravata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Per loro, oggi, il procuratore generale ha accolto la tesi della difesa chiedendo l’assoluzione per assenza di querela delle presunte vittime. Il procedimento “Hesperia” resta uno dei più rilevanti nel recente panorama giudiziario siciliano, per la sua capacità di mettere a fuoco la trasformazione di Cosa nostra trapanese: una mafia che non spara più, ma che continua a insinuarsi nei meccanismi economici e nella gestione del potere locale.






