Processo ‘Eirene’. Udienza fiume a Trapani, sentito nuovamente Cuciti sulle intercettazioni

Si è tenuta ieri, presso il Tribunale di Trapani, una nuova e lunga udienza del processo “Eirene”, che vede tra gli imputati l’ex senatore alcamese Nino Papania e l’ex vice sindaco di Alcamo Pasquale Perricone. L’udienza, iniziata alle 9.30 e conclusa alle 17.30, si è svolta davanti al collegio presieduto da Franco Messina con a latere i giudici Chiara Badalucco e Roberta Nodari. Al banco dei testimoni l’ispettore Giuseppe Cuciti della Squadra Mobile di Trapani, già sentito lo scorso luglio, che ha ripreso la sua deposizione sulle indagini che portarono all’operazione “Eirene”, illustrando le dinamiche del mandamento mafioso di Alcamo e i presunti intrecci con la politica locale. Le indagini, svolte tra giugno 2021 e agosto 2023, si avvalsero di intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre che di spyware e microspie installate in abitazioni, automobili e perfino nella Mercedes utilizzata da Papania.

Le conversazioni registrate – migliaia, con oltre mille persone finite sotto captazione – avrebbero documentato rapporti di mafia, estorsioni, traffico di droga e soprattutto casi di scambio elettorale politico-mafioso, accusa centrale per Papania e Perricone, entrambi sottoposti alla misura degli arresti domiciliari. La difesa, rappresentata dagli avvocati Di Graziano e Lauria, continua a confutare la tesi secondo cui vi erano contatti diretti tra Papania e il gruppo di presunti mafiosi e contesta le parti estrapolate dalle intercettazioni in quanto non significative perchè non contestualizzate. Per questo motivo ha nominato un perito che avrà 90 giorni di tempo per analizzare le trascrizioni delle intercettazioni, la cui mole appare enorme. Il processo riprenderà il 14 ottobre, quando Cuciti tornerà a deporre per completare la sua ricostruzione investigativa. Intanto è iniziato oggi a Marsala il processo che vede imputato lo stesso Papania insieme al suo braccio destro Angelo Rocca e Manfredi Vitello di Cinisi vice presidente e direttore del CeSiFop. Tutti e tre debbono rispondere di corruzione.