Prestito pubblico all’AMAP, violazioni celate. GdF sequestra 20 milioni all’azienda

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Ottenimento di un prestito agevolato di quasi 20 milioni dalla BEI, la Banca Europea degli Investimenti, nascondendo però “gravi e reiterate violazioni, anche di rilevanza penale, in materia ambientale”. Protagonista dell’ipotizzata indebita percezione di erogazioni pubbliche è l’AMAP, società pubblica che gestisce il sistema idrico integrato in numerosi comuni del palermitano, che ha subito il sequestro di 20 milioni di euro, effettuato dalla Guardia di Finanza su richiesta della procura europea. La batosta è quindi arrivata per attuali ed ex vertici dell’AMAP. Le somme sono state infatti sequestrate al direttore generale Giuseppe Ragonese, all’amministratore unico Alessandro Di Martino e al suo predecessore Maria Concetta Prestigiacomo. L’inchiesta è scattata dopo la denuncia presentata, dalla Banca Europea degli Investimenti, nella sede della Procura europea in Lussemburgo.

Il prestito agevolato da 19 milioni 9975mila euro, erogato nel 2017 dalla BEI all’AMAP, doveva servire per la realizzazione di un programma di investimento nel settore della produzione di acqua potabile e trattamento delle acque reflue. Per ottenere la somma, però, l’azienda palermitana delle acque avrebbe fatto carte false e soprattutto nascosto elementi che avrebbero bloccato il finanziamento. Fra l’altro l’AMAP, nel giugno del 2021, subì il parziale commissariamento della gestione societaria.

I reati di natura ambientali che, secondo la procura europea e la Guardia di Finanza, sarebbero stati nascosti dalla società municipalizzata riguarderebbero anni di incuria e disattenzioni che avrebbero causato grossi danni anche nei golfi di Castellammare e di Carini, in particolar modo nel mare di Carini, Trappeto e Balestrate. Inquinamento provocato soprattutto dai fanghi di depurazione scaricati in mare ma anche nel fiume Nocella, che attraversa il territorio di Partinico, e nel torrente Ciachea. Per tali vicende, il 13 luglio sarà celebrata l’udienza preliminare che camminerà parallelamente all’inchiesta della procura europea. Secondo il GIP i 20 milioni erogati con fondi europei sarebbero il “profitto del reato”.