Il Comune di Castellammare del Golfo aumenta le ore di lavoro ai dipendenti comunali e lo fa con un’operazione che vale quasi 182 mila euro. È quanto emerge dalla determina dirigenziale del 3 luglio scorso, con cui l’ente ridisegna l’organizzazione del personale part-time a tempo indeterminato. Il primo intervento riguarda 38 dipendenti stabilizzati, appartenenti alle ex categorie D, C e B, che fino al 31 dicembre 2026 beneficeranno di un aumento stabile di 3 ore e 26 minuti settimanali. Il costo dell’operazione è di poco più di 72 mila euro, coperto con le risorse previste dalla legge regionale 1 del 2026. La parte economicamente più consistente riguarda però un secondo pacchetto di integrazioni orarie finanziate con il PON Inclusione e i programmi PAIS, programmi destinati all’inclusione sociale e al contrasto della povertà. L’intervento, previsto fino al 30 giugno del prossimo anno, comporta una spesa complessiva di quasi 110 mila euro e interessa praticamente tutta la macchina amministrativa: il Primo Settore registra il maggior numero di integrazioni, seguito dal Terzo e dal Quinto, altri incrementi riguardano anche gli uffici tecnici e amministrativi. L’aspetto destinato ad alimentare il dibattito riguarda proprio la provenienza delle risorse. Sebbene sotto il profilo normativo non emerga alcuna irregolarità i manuali ministeriali sono chiari: le ore aggiuntive devono essere destinate alle attività connesse ai progetti di inclusione. La stessa determina richiama espressamente la rendicontazione a valere sugli Avvisi 3/2016 e 1/2019 del PON Inclusione, lasciando intendere che le maggiori ore saranno coperte attraverso questi finanziamenti vincolati. Da qui una prima domanda: si tratta di un’operazione finalizzata a utilizzare fondi residui che, diversamente, sarebbero andati perduti? Un secondo elemento riguarda la scelta organizzativa. I fondi per l’inclusione sociale vengono spesso impiegati per rafforzare i servizi attraverso nuove professionalità, come assistenti sociali, educatori o mediatori culturali. A Castellammare, invece, l’amministrazione ha scelto prevalentemente di incrementare l’orario del personale già presente nell’organico. Una scelta consentita, ma che apre un interrogativo sull’efficacia del modello adottato rispetto alla possibilità di potenziare direttamente i servizi sul territorio. C’è poi la coincidenza temporale con il PIAO 2026-2028, approvato a fine giugno, nel quale l’integrazione oraria rientra nella programmazione del fabbisogno del personale. Di fatto, una parte significativa di questo rafforzamento organizzativo viene sostenuta con risorse straordinarie e vincolate provenienti dai programmi di inclusione sociale, alleggerendo il peso sul bilancio comunale. Restano dunque alcuni aspetti che meritano vigilanza. Le ore integrate ai dipendenti finanziate con il PON Inclusione saranno davvero destinate alle attività previste dai progetti di contrasto alla povertà e all’inclusione sociale, come prescrivono i manuali ministeriali?






