Il Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Unione europea mette un punto fermo su uno dei dossier più delicati per il Mediterraneo: nel 2026 non ci saranno ulteriori tagli alle giornate di pesca. Un risultato che arriva al termine di un negoziato complesso e che viene accolto con favore dal Governo italiano, perché riconosce finalmente il peso economico e sociale della pesca mediterranea, troppo spesso trattata a Bruxelles come un problema più che come una risorsa. Per Mazara del Vallo, una delle capitali storiche della pesca italiana, e per tutte le marinerie del Paese, la decisione dell’Agrifish significa difendere lavoro, imprese e filiere produttive, ma anche identità e tradizioni che tengono insieme intere comunità costiere. Un patrimonio che non può essere sacrificato sull’altare di politiche europee calate dall’alto. A rivendicare il valore politico dell’intesa è il sindaco di Mazara del Vallo e presidente del Libero Consorzio di Trapani, Salvatore Quinci, che parla di un traguardo costruito nel tempo, attraverso un lavoro costante di ascolto e rappresentanza. «Accolgo con grande soddisfazione l’esito del Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Unione europea – afferma – che consente ai pescatori italiani di affrontare il 2026 senza ulteriori tagli alle giornate di pesca. È un risultato importante che riconosce finalmente il peso economico e sociale della pesca mediterranea». Negli ultimi anni le istanze degli operatori del settore sono state più volte portate sui tavoli istituzionali e trasformate in richieste politiche chiare. A Bruxelles, una delegazione guidata dall’eurodeputato Marco Falcone ha incontrato il commissario europeo alla Pesca, Costas Kadis, portando al centro del confronto le difficoltà e le specificità delle flotte di Sciacca, Trapani, Marsala e Mazara del Vallo. Un confronto che ha contribuito a riportare il Mediterraneo al centro del dibattito europeo, rompendo una narrazione spesso sbilanciata sulle sole esigenze dell’Atlantico. «Quando il Paese fa squadra e i territori si fanno sentire, i risultati arrivano», conclude Quinci. Una lezione che vale per la pesca, ma anche per tutti quei settori strategici che rischiano di essere schiacciati se la voce delle comunità locali resta fuori dai luoghi in cui si prendono le decisioni.






