Parroco assassinato a Ummari

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Trapani sotto choc per l’assassinio di don Michele Di Stefano, 80 anni, il cui cadavere è stato rinvenuto all’interno della canonica della chiesa di Gesù, Maria e Giuseppe a Ummari, frazione di Trapani, nel borgo Livio Bassi, dove viveva da solo. Il parroco è stato trovato nel suo letto con il cranio fracassato; probabilmente è stato ucciso nel sonno.

Secondo i carabinieri il sacerdote, originario di Calatafimi, sarebbe stato ucciso con un colpo alla testa, inferto con un corpo contundente: si pensa ad un bastone; sarebbero state infatti ritrovate alcune schegge di legno sul pavimento.

La Procura di Trapani ha chiamato i Ris dei Carabinieri di Messina per indagare sull’omicidio. A darne conferma il Procuratore capo di Trapani, Marcello Viola che coordina l’inchiesta sull’omicidio. “Stiamo cercando di ricostruire quanto è accaduto in quella canonica – ha spiegato Viola – Secondo i primi accertamenti il parroco sarebbe stato sorpreso dal suo assassino”.

Alcuni segni di effrazione sarebbero stati scoperti su una finestra sul retro dell’edificio, ma l’interno non era a soqquadro e non sarebbe stato toccato nulla: questo elemento ha portato gli inquirenti ad escludere l’ipotesi di una rapina finita male. Il cadavere dell’anziano sacerdote è stato trovato nel letto sotto le coperte che coprono tutto il corpo, lasciando intravedere solo una parte della testa. A scoprire il corpo senza vita un vicino di casa a cui si erano rivolti i familiari del sacerdote, che era atteso per il pranzo a Calatafimi. Non ricevendo alcuna risposta al telefono, i familiari hanno chiesto all’uomo di recarsi in parrocchia per rintracciare don Michele. La porta della canonica è stata trovata aperta.

Don Michele Di Stefano era sacerdote da 48 anni. Ordinato presbitero nella sua città, Calatafimi, nel 1965, è stato parroco per 43 anni a Fulgatore, altra frazione trapanese. Compiuti 75 anni ha continuato il ministero pastorale di parroco nella vicina Ummari. Per molti anni è stato assistente dei lavoratori dell’Azione Cattolica e assistente spirituale della Coldiretti provinciale, attività a cui dedicava molte energie. Secondo le testimonianze il parroco era benvoluto, era considerato un amico, anche se tre anni fa era stato spostato da Fulgatore a Ummari. Per scongiurarne il trasferimento sarebbe persino stata inoltrata una petizione all’ex vescovo trapanese. Alcuni amici e conoscenti del parroco avrebbero però rivelato che l’anziano sacerdote da qualche tempo si sentiva minacciato.

L’amministratore apostolico della Diocesi di Trapani, Alessandro Plotti, subito dopo la tragica notizia ha dichiarato: “La morta improvvisa di un prete è per il vescovo sempre motivo di dolore e di sorpresa. Ma quando questa morte è frutto di violenza omicida, lascia tutta la comunità ecclesiale nella desolazione e nel buio perché ci si chiede quali gravi motivi abbiano armato la mano criminale per uccidere la sua vittima nel sonno.

La magistratura e l’arma dei carabinieri faranno le indagini per far emergere la verità”. Mons. Plotti ha aggiunto: “Don Di Stefano era un uomo buono, cordiale e zelante che a Ummari aveva rapporti sereni con tutti” e ricorda che in occasione del loro ultimo recente incontro aveva parlato a lungo con lui per avviare l’iter per il restauro della chiesa e del campanile della piccola frazione, aggiungendo che gli era apparso totalmente sereno e che gli aveva proposto di partecipare ad una cena con i suoi parrocchiani.

In attesa dei riscontri degli uomini del R.I.S.,si procederà adesso agli interrogatori per far luce sul delitto, che per il momento è ancora un giallo.