Emessa la sentenza per l’operazione “Phimes”, l’inchiesta che ha alzato il velo su un presunto un patto corruttivo legato alla gestione dei parcheggi del Parco archeologico di Segesta. Il tribunale di Trapani ha condannato a sei anni l’imprenditore Leonardo Isca, ritenuto al centro di un sistema di irregolarità nella gestione dell’area sosta del Parco, tra fondi pubblici, favoritismi e interessi personali. I giudici hanno riconosciuto Isca colpevole di corruzione e falso, per aver gestito il servizio in modo illecito attraverso una delle sue società. Un aspetto della sentenza è legato anche il coinvolgimento di alcuni agenti della Polizia Municipale e di amministratori locali.
Condanna a otto mesi con pena sospesa per l’ex sindaco di Calatafimi, Vito Sciortino, e per due ex agenti di polizia municipale: Salvatore Craparotta e Giuseppe Ferrara, che secondo le accuse avrebbero favorito Isca in cambio di vantaggi. Il tribunale ha ritenuto che i tre abbiano avuto un ruolo nella spartizione degli interessi legati alla gestione dei parcheggi, tra irregolarità nei controlli e scambi di favori.
Assolti tre imputati, tra cui l’ex vicesindaco di Calatafimi Leonardo Accardo, l’ex assessore Giuseppe Cottone e l’imprenditore Girolamo Ferrara. L’inchiesta, avviata nel 2021 dai Carabinieri e coordinata dalla Procura di Trapani, avrebbe svelato un sistema collaudato di gestione oscura con appalti truccati e pressioni politiche. Secondo gli inquirenti, la gestione privata del parcheggio sarebbe stata assegnata attraverso un bando pilotato, con gravi omissioni nei controlli da parte delle istituzioni locali. L’inchiesta aveva coinvolto anche il dipartimento regionale dei Beni culturali e alcune sigle associative impegnate nella promozione del sito archeologico. La sentenza conferma le richieste avanzate dalla Procura, Vicenda che ha scosso il comune di Calatafimi e il Parco di Segesta, uno dei luoghi simbolo della cultura siciliana e non solo






