Operazione ‘Xydi’ del ROS, misura anche per Messina Denaro e due agenti

Stavano cercando di riorganizzare la Stidda e di ricompattarsi attorno alle figure di due ergastolani riusciti a ottenere la semilibertà. In particolare uno, Antonio Gallea, indicato come il mandante dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, avrebbe sfruttato i premi che in alcuni casi spettano anche ai condannati al carcere a vita, per tornare ad operare sul territorio.

Questo è emerso dall’inchiesta del Ros dei carabinieri che oggi ha portato a 22 fermi toccando anche le province di Palermo e di Trapani. Fra le persone coinvolte pure un avvocato penalista, Angela Porcello, che avrebbe messo il suo studio a disposizione per tenere summit dell’organizzazione criminale.

Dalle carte dell’inchiesta viene fuori inoltre come Matteo Messina Denaro, capomafia trapanese latitante da 28 anni, sia ancora riconosciuto come l’unico boss cui spettano le decisioni su investiture o destituzioni dei vertici di Cosa Nostra. Anche Messina Denaro è destinatario di uno dei 23 provvedimenti emessi ma eseguiti solo nei confronti di 22 persone proprio perché il padrino trapanese è da alcuni decenni irreperibile sia nella sua Castelvetrano che altrove.

Il ruolo del boss belicino nell’inchiesta del ROS viene fuori nella vicenda relativa al tentativo di alcuni uomini d’onore di sollevare un boss dalla guida del mandamento di Canicattì. Dall’indagine emerge infatti che per realizzare tale progetto i mafiosi avevano bisogno proprio del beneplacito di Matteo Messina Denaro che continua, quindi, a decidere le sorti e gli equilibri di potere di Cosa Nostra pur essendo imprendibile e latitante da ben 28 anni.

Nell’operazione antimafia “Xydi” anche altri capimafia, come il boss ergastolano agrigentino Giuseppe Falsone, coinvolti nelle indagini, che sarebbero riusciti a parlare tra loro, a scambiarsi messaggi – nonostante fossero detenuti al carcere duro, e a far arrivare ordini all’esterno. In alcuni casi, secondo le indagini, anche grazie alla complicità di alcuni agenti. I fermi hanno anche raggiunto, infatti, un agente penitenziario e un ispettore capo della polizia di stato.