Confermate, con lievi modifiche, le condanne per i quattro imputati di Menfi e Santa Margherita Belice accusati di tentata estorsione ai danni di un imprenditore di Castelvetrano. La quarta sezione della corte d’appello di Palermo ha confermato le pene inflitte in primo grado, comprese tra un anno e due anni di reclusione. Il collaboratore di giustizia Vito Bucceri, 53 anni, di Menfi, ha ottenuto una riduzione della pena da un anno e quattro mesi a otto mesi di carcere. Confermati invece i due anni e sei mesi per Pietro Campo, 73 anni, di Santa Margherita Belice, ritenuto a capo della famiglia mafiosa belicina.
Per Tommaso Gulotta, 60 anni, di Menfi, resta la condanna a un anno e quattro mesi con sospensione condizionale, mentre per Giuseppe Alesi, 55 anni, sempre di Menfi, confermati un anno, nove mesi e dieci giorni, pena anch’essa sospesa. L’inchiesta del febbraio 2018, legata all’operazione antimafia «Opuntia», aveva fatto emergere un tentativo di estorsione mafiosa nel territorio del Belice ai danni di un imprenditore di Castelvetrano. I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento seguirono sette ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nei confronti dei vertici e degli affiliati della famiglia mafiosa di Menfi. Il blitz, ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con il nome in codice “Operazione Opuntia”, venne eseguito da 100 militari, con l’ausilio di unità cinofile e di metal detector per la ricerca di armi. Gli arrestati sono tutti ritenuti responsabili di appartenere all’associazione mafiosa armata denominata “Cosa Nostra agrigentina”.






