È passata al vaglio della Corte d’Appello di Palermo l’indagine antidroga nota come “Acheron”, portata a termine dalla Polizia il 13 dicembre 2022, giorno di Santa Lucia, con arresti eseguiti tra le province di Trapani e Reggio Calabria. Il procedimento ha visto ora una parziale revisione della sentenza emessa in primo grado dal giudice per l’udienza preliminare Ermelinda Marfia. Il primo pronunciamento, risalente al 9 maggio 2024, aveva inflitto pene a pioggia a tutti gli imputati, giudicati con rito abbreviato.
Ma i giudici della seconda sezione penale hanno ora assolto, dal reato di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio, quattro degli imputati: Gianfranco Gianni, Alessio Castoro, Maria Grazia Pirrotta e Giuseppe Salerno. Per loro, però, restano in piedi le altre contestazioni. Castoro e Pirrotta sono stati condannati a 4 anni e 8 mesi, con una multa da 24 mila euro ciascuno; Gianni dovrà scontare 2 anni e 8 mesi e pagare 32 mila euro; Salerno ha ricevuto la pena più dura: 10 anni e 4 mesi di carcere e 37 mila euro di ammenda. Riviste al ribasso anche le pene per altri imputati, tra cui Francesco Fabrizio, Filippo Giacalone, Vincenzo Gigante, Ottavio Monaco, Carmelo Schifano e Giuseppe Beninati. Francesco Zurzolo è stato condannato a 3 anni, 10 mesi e 20 giorni di detenzione, oltre a una sanzione di 12 mila euro.
L’inchiesta “Acheron”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, aveva rivelato un sodalizio ben radicato tra cosche trapanesi e clan calabresi. Due gruppi distinti ma interconnessi, attivi principalmente nella provincia di Trapani e in grado di rifornire diverse piazze di spaccio, tra il capoluogo e Marsala. Nel corso dell’operazione furono eseguite 32 misure cautelari, la maggior parte in carcere. Le indagini avevano anche ricostruito come, durante il lockdown, la droga viaggiasse nascosta all’interno di ambulanze, eludendo i controlli. In totale furono sequestrati oltre 35 chilogrammi di hashish e 5 di cocaina. Secondo gli inquirenti, le strutture malavitose coinvolte rappresentavano una sorta di eredità operativa dei grandi boss del passato: il mazarese Mariano Agate e il calabrese Roberto Pannunzi. Fin dagli anni ’70, furono loro a costruire i primi canali di importazione via mare. Oggi, come allora, la cooperazione tra mafia siciliana e ‘ndrine calabresi continua a rinnovarsi nel nome del business degli stupefacenti.





