Operaio alcamese morì sbranato dai cani, scattano due condanne

Due anni di reclusione con pena sospesa ma subordinata al pagamento di una provvisionale di un milione e 200 mila euro. Questa la pena inflitta, ieri dai giudici del tribunale di Livorno all’alcamese Giuseppe Di Leo, titolare dell’omonima ditta di trasporti. Di Leo era accusato di omicidio colposo con l’aggravante della mancata sicurezza sul posto di lavoro. La vicenda riguarda la raccapricciante morte del camionista alcamese Vito Guastella, 50 anni all’epoca dei fatti, sposato due figli, che abitava nella via Dante. Nel febbraio di tre anni fa Vito Guastella venne sbranato da otto cani randagi nello spiazzale adibito a parcheggio per camion della ditta Di Leo, che si trova tra Livorno e Pisa. Parcheggio utilizzato per varie attività dell’imprenditore alcamese. I cani, venivano saltuariamente accuditi da una romena che abitava in una roulotte, posteggiata nei pressi del parcheggio dei camion. La donna è stata condannata ad un anno e sei mesi per omicidio colposo. L’orrenda morte suscitò grande scalpore in tutta Italia e gettò nella disperazione la famiglia Guastella, dove tutti si sono costituiti parte civile: la moglie, i figli del Guastella, suo padre e le cinque sorelle del camionista ucciso dai cani. La ditta di Giuseppe Di Leo, che proporrà appello, ha sempre sostenuto di avere segnalato sia verbalmente che con esposti al Comune di Livorno il pericolo rappresentato da quei cani randagi che gironzolavano, spesso ringhiando, nella zona attigua allo spiazzale adibito a parcheggio dei camion di Di Leo, molto conosciuto e non solo ad Alcamo. La famiglia Guastella è stata assistita dagli avvocati Saro Lauria, Laura Ancona e Nino Sugamele. I difensori hanno espresso soddisfazione per la sentenza emessa ieri pomeriggio.