Omicidio in via Oberdan a Palermo, si consegna il killer: «Ho ucciso mio cognato»

“Ho ucciso mio cognato”. Così Giuseppe Cangemi, 62 anni, operaio della Rap, si è presentato ieri pomeriggio alla Squadra mobile di Palermo, consegnando la pistola -non prima di aver abraso la matricola- con cui poche ore prima aveva freddato in strada il cognato Stefano Gaglio, 39 anni. La sparatoria è avvenuta davanti alla farmacia Sacro Cuore dove Gaglio lavorava come magazziniere, in via Oberdan, sotto gli occhi attoniti dei passanti. Gli agenti lo cercavano già da ore: dopo il delitto non si era presentato al lavoro e il suo telefono risultava irraggiungibile. Le ricerche sono proseguite tra familiari e conoscenti fino a Carini, dove l’uomo è stato individuato prima di costituirsi spontaneamente.

Secondo le prime ipotesi, al centro della vicenda ci sarebbe una lite familiare legata a una villetta contesa, donata dal suocero di Gaglio alla figlia. Discussioni e rancori che andavano avanti da settimane e che, appena una settimana fa, avevano provocato uno scontro acceso tra i due uomini. Ma il legale di Cangemi, l’avvocato Salvino Pantuso, respinge la pista economica e invoca subito la presunta fragilità mentale del suo assistito: «Non si tratta di eredità o di soldi. C’è un forte disagio psichico». Durante l’interrogatorio davanti al pm Maurizio Bonaccorso, l’indagato avrebbe pronunciato frasi sconnesse, indizio di una possibile fragilità mentale che dovrà essere verificata dagli inquirenti. Nel frattempo proseguono le audizioni dei familiari, tra cui la compagna di Cangemi, sorella della moglie della vittima, per cercare di ricostruire i rapporti all’interno della famiglia e capire se davvero dietro i quattro colpi di pistola ci sia una reale fragilità mentale o solo il tentativo di depistare la magistratura.

Intanto il nome di Cangemi compare anche nelle carte della maxi operazione dei carabinieri sul mandamento di Porta Nuova che a febbraio ha portato a 181 arresti. Le intercettazioni raccontano di incontri di alcuni esponenti mafiosi che avvenivano nel minimarket nel cuore della Kalsa di proprietà della sua famiglia. Cangemi inoltre è sotto processo con decine di imputati per una presunta truffa sulle auto di lusso, rubate a Napoli e rivendute a Palermo, con in più le richieste di risarcimento alle assicurazioni. Non proprio la condotta che ci si aspetterebbe da una persona non in grado di intendere e volere, ma sarà la magistratura a fare le opportune considerazioni.