Omicidio don Michele, sì all’abbreviato

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Il gup di Trapani ha accolto la richiesta di rito abbreviato avanzata da Antonino Incandela, il trentaduenne reo confesso indagato per l’omicidio di don Michele Di Stefano, parroco di Ummari assassinato il 26 febbraio scorso nella canonica della sua chiesa. A tradire Incandela fu l’uso del bancomat del parroco che, secondo la sua versione fornita agli inquirenti, rubò per simulare una rapina. La stessa notte del delitto, il presunto omicida effettuò un prelevamento di 250 euro presso un istituto di credito di Fulgatore, tentandone un altro alle 6 del mattino a Trapani e l’indomani a Marsala. tentativi – questi ultimi due – falliti. La svolta nelle indagini si ebbe quando la madre dell’uomo denunciò ai carabinieri lo smarrimento di una carta postamat con la quale, si scoprì poi, Incandela aveva effettuato un prelevamento di 200 euro. Confrontando le immagini riprese dalle videocamere delle banche e della posta, anche se non di eccellente qualità, gli inquirenti notarono delle somiglianze. Mostrando alla madre il filmato ripreso dalla telecamera delle Poste, la donna riconobbe il figlio che, fermato ed interrogato, ammise infine il delitto, fornendo particolari che “solo gli investigatori e l’assassino potevano sapere”, aveva puntualizzato il sostituto procuratore Palmeri. Incandela fu arrestato dagli inquirenti il 16 aprile, ma è ancora poco chiaro il movente. All’inizio si parlò di una spedizione punitiva portata avanti da Incandela, che avrebbe mal sopportato le omelie del parroco, in quanto – secondo quanto si vociferava – l’uomo le aveva trovate ricche di particolari rendendo riconoscibili le identità delle persone a cui si riferiva, sentendosi, probabilmente preso di mira. Il giovane è comparso ieri mattina dinanzi il giudice per le udienze preliminari Massimo Corleo. Incandela deve rispondere, oltre che di omicidio e rapina, anche di una serie di furti commessi da solo ed insieme ad altri soggetti. Il giovane, assistito dall’avvocato Orazio Rapisarda, ha chiesto di definire la sua posizione con rito abbreviato. Il giudice ha fissato la discussione per il prossimo 31 ottobre. Il primo a prendere la parola sarà il pubblico ministero Massimo Palmeri. Seguiranno gli interventi dei rappresentanti di parte civile e del difensore. Oltre ai familiari di don Michele Di Stefano, assistiti dall’avvocato Vito Mancuso, si sono costituiti parte civile, nel procedimento a suo carico, anche il Comune di Valderice, la società Siciliana Inerti Bituminosi, azienda confiscata alla mafia attualmente in amministrazione giudiziaria, e la Fondazione Giuseppe Ruggirello.