Omicidio colposo, indagati 2 medici e 2 infermieri dell’ospedale di Alcamo

Dall’arrivo al Pronto soccorso dell’ospedale di Alcamo al trasferimento alla Guardia medica e poi di nuovo al Pronto soccorso. La prima diagnosi cefalea poi la convinzione che si tratti anche di uno stato depressivo. La richiesta di una visita specialistica con lo psichiatra del San Vito e Santo Spirito e la scoperta che si tratti di qualcosa di molto più grave. Il trasferimento quindi in ambulanza all’ospedale Villa Sofia di Palermo. Nel frattempo però erano trascorsi quasi tredici ore da quando una donna alcamese, sposata con una figlia, nelle prime ore del mattino del 25 gennaio 2017 era stata accompagnata dal marito all’ospedale. Quelle 13 ore trascorse dalla diagnosi esatta forse sono state decisive per la morte di  Francesca Milazzo. Per tale dramma che ha colpito una famiglia alcamese quattro operatori sanitari, due medici e due infermieri all’epoca dei fatti, in servizio presso la Guardia medica e  Pronto soccorso dell’ospedale di Alcamo, sono indagati per il reato di omicidio colposo. Il pubblico ministero ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio ed è stata fissata per il prossimo 30 maggio l’udienza preliminare davanti al gip del tribunale di Trapani. Indagati per omicidio colposo sono i medici Liberia Maltese, difesa dagli avvocati Piera Stabile e Vincenzo Abate, Paola Ferrara, difesa dall’avvocato Rosa Alba Di Gregorio. E gli infermieri Filippo Amorello, assistito dall’avvocato Mario Sanacore e Giuseppina Maria Santoro, difesa dall’avvocato Andrea Chiarelli. L’accusa di omicidio colposo riguarda la morte di una donna, il cui marito Savio Daniele Calandrino si è costituito parte civile affidando la difesa agli avvocati Baldassare Lauria e Sara Ancona. Alla donna viene diagnosticata una cefalea mentre invece è affetta  da idrocefalo acuto. La patologia di idrocefalo acuto consiste nell’accumulo di liquido a livello dei ventricoli cerebrali che si dilatano provocando danni al tessuto cerebrale. Solo in caso di intervento neurochirurgico urgente forse si può salvare una vita anche se si può incorrere in danni permanenti. La paziente venne, a questo punto. trasferita in ambulanza all’ospedale Villa Sofia di Palermo. Secondo l’accusa il trasferimento doveva avvenire con l’elisoccorso piuttosto che in ambulanza accumulando ulteriore ritardo “nella diagnosi e nella terapia. “Confidiamo in una più attenta analisi dei fatti – dice ancora l’avvocato Abate –in modo da potere fare piena chiarezza sui singoli imputati in sede processuale”. I reparti di Pronto soccorso sono spesso posti di frontiera dove tutto il personale deve spesso fare i conti con carenze che si riflettono poi sulla qualità dell’ assistenza. Nonostante si lavori con abnegazione il Pronto soccorso di Alcamo, spesso è intasato, poiché è il punto di riferimento di numerosi Comuni vicini e in estate il lavoro aumenta a dismisura e quindi le attese, in alcuni casi, si fanno molto lunghe.