Omicidio a Trapani, l’amante: ho visto tutto

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E’ crollata dopo 20 ore di interrogatorio, Giovanna P., l’amante di Salvatore Savalli, l’operaio trapanese di 39 anni, che è stato fermato con l’accusa di aver ucciso la moglie, Maria Anastasi, 39 anni, al nono mese di gravidanza e madre di altri tre figli adolescenti.

 

La donna ha ammesso di essere stata testimone del brutale assassinio.

 

Il cadavere della donna semi carbonizzato e con il cranio fracassato è stato trovato nelle campagne di Trapani. Era stato proprio Savalli, a denunciare la scomparsa della moglie ai carabinieri mercoledì sera.

 

L’amante di Salvatore Savalli ha raccontato agli investigatori che mercoledì, intorno alle 19, lei, e Maria Anastasi sono uscite insieme a Savalli a bordo della “Punto”. Dopo un giro in città, si sono diretti, tutti e tre nelle campagne di Trapani.

 

Secondo il racconto di Giovanna P., arrivati in località Zafarana, luogo dove è stato rinvenuto il cadavere, l’uomo avrebbe fermato l’auto.

Sarebbe nata una lite tra marito e moglie per futili motivi e, comunque, non legati alla gelosia.

Savalli avrebbe poi preso una vanga dal portabagagli con cui ha colpito, di spalle e alla testa, la moglie, che si è accasciata a terra, e una tanica di benzina, con cui avrebbe cosparso il corpo e appiccato il fuoco.

L’amante, testimone oculare del delitto, ha dichiarato di essere rimasta impietrita dal terrore.

 

Dopo l’omicidio, Savalli e Giovanna P. sono risaliti in auto, e fatto diverse soste prima del rientro a casa, che sono servite ad occultare il telefonino della vittima, la vanga, la tanica di benzina e ogni altro oggetto che avrebbe potuto suscitare sospetti.

 

Ad accusare l’uomo erano stati anche i suoi figli, che, nel racconto dei particolari della loro vita familiare, hanno lasciato emergere il ritratto di un uomo violento e senza scrupoli.

 

(Nella foto: Maria Anastasi e Salvatore Savalli)