Un insetto mai visto prima in Italia, né tantomeno in Europa: il coleottero Axinotarsus implicatus fa il suo debutto ufficiale nel continente grazie a tre esemplari trovati a Mazara del Vallo. La scoperta porta la firma di Angelo Ditta, 74 anni, biologo e professore di scienze in pensione, da decenni punto di riferimento per la ricerca naturalistica in Sicilia. Un ritrovamento che conferma, ancora una volta, come l’isola sia un laboratorio a cielo aperto per la biodiversità mediterranea. Il coleottero, comune in Tunisia, Algeria e Marocco, non era mai stato catalogato oltre le sponde sud del Mediterraneo. A individuarlo — un maschio e due femmine — è stato proprio Ditta, durante una delle sue esplorazioni nella contrada Deccaco. Un tassello in più alla lunga lista di scoperte che il ricercatore mazarese ha regalato alla scienza europea. Ditta non è un nome nuovo per chi si occupa di fauna siciliana: nell’elenco delle sue scoperte figurano oltre trenta specie nuove per la Sicilia, otto per l’Italia e perfino una per l’Europa. Un curriculum che parla da sé, costruito in 33 anni di insegnamento e in un’intera vita dedicata alla natura. Il suo metodo è semplice quanto rigoroso: retino, provette, binocolo e una sconfinata pazienza. Così, tra le sciare mazaresi, ha individuato specie inattese. Come il minuscolo grillo Myrmecophilus fuscus, lungo neanche 3 millimetri: secondo esemplare mai rinvenuto in Italia. Così è stato anche per Canariphantes zonatus, un ragno avvistamento solo una volta in Sardegna, ma tre femmine sono state individuate proprio da Ditta nella riserva di Preola e Gorghi Tondi. Tra le scoperte più affascinanti c’è però una mosca che sembra uscita da un romanzo storico: la Leptometopa latipes. La stessa specie fu trovata nel 1830 dentro il sarcofago di Federico II, nella cattedrale di Palermo. Oggi un nuovo esemplare, una femmina, arriva dalle sponde del fiume Mazaro. Un ritrovamento che ribalta l’idea secondo cui la mosca non fosse presente in Sicilia: considerando che l’imperatore morì in Puglia nel 1250, è evidente che non si trattava di una specie locale. L’esemplare raccolto da Ditta è stato validato dal Museo storico naturalistico di Maastricht, dove ora è esposto. Una sfilza di scoperte che racconta la Sicilia che, nonostante incuria e cementificazioni, continua a custodire tesori naturalistici capaci di sorprendere.






