Nessuna discarica abusiva, assoluzione per la “D’Angelo” e per ex ingegnere-capo del Comune

a destra l'ing. Giovan Battista Impellizzeri

Non era stata allestita alcuna discarica abusiva di rifiuti non pericolosi all’interno dell’impianto di contrada Citrolo. L’ipotesi di reato era stata formulata nel corso delle indagini sull’incendio che nel luglio del 2017 portò alla distruzione quasi totale delle strutture che sorgono alla periferia nord-ovest di Alcamo. Finirono sotto processo il titolare dell’azienda Vincenzo D’Angelo, la moglie Rosanna Prestigiacomo, l’ingegnere Giovan Battista Impellizzeri, tutti alcamesi, e l’ingegnere chimico-ambientale Maria Elena Fierotti di Palermo.

I quattro adesso sono stati assolti con formula piena, ‘perché il fatto non sussiste’ dal Tribunale monocratico di Trapani presieduto da Franco Messina. Erano stati imputati, in concorso fra loro, per avere effettuato un’attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti senza l’obbligatoria autorizzazione. In particolare Vincenzo D’Angelo e la moglie Rosanna Prestigiacomo, il primo rappresentante legale dell’azienda fino al 2011 e la seconda nel periodo successivo, avrebbero realizzato e gestito una discarica abusiva. Un ampliamento di 6 settori, per un totale di 250 metri quadri, dell’area di stoccaggio di contrada Citrolo in cui ha sede l’azienda, dove sarebbero state compiute illegittimamente alcune operazioni di trattamento di rifiuti.

L’accusa aveva sostenuto che il relativo decreto autorizzativo sarebbe stato rilasciato sulla base di false certificazioni e attestazioni
imputabili a Maria Elena Fierotti, tecnico progettista del centro di trattamento polifunzionale dei rifiuti, e a Giambattista Impellizzeri in qualità di dirigente, all’epoca dei fatti, del settore urbanistica del comune di Alcamo. La prima avrebbe falsamente attestato la destinazione urbanistica dell’area mentre il secondo avrebbe
rilasciato un parere favorevole ideologicamente falso in merito alla destinazione urbanistica.

Accuse rivelatesi tutte quante infondate nel corso del dibattimento durante il quale i difensori degli imputati, gli alcamesi Pietro Riggi e
Vincenzo Abate, hanno rinunciato ai propri testi e depositato invece un’articolata memoria comprensiva della documentazione amministrativa al centro delle indagini. Tutti gli imputati sono stati quindi assolti con formula piena.

Il comune di Alcamo si era costituito parte civile ma, alla luce dell’assoluzione, la sua richiesta di risarcimento del danno è stata ovviamente respinta. Gli avvocati Abate e Riggi, nel manifestare piena soddisfazione per l’esito processuale, hanno spiegato
che “è stata provata la piena legittimità delle autorizzazioni in possesso della ‘D’Angelo Vincenzo S.r.l.’ e che la stessa ha sempre operato in assoluta conformità ai decreti autorizzativi”.