Musica alta nel centro storico di Trapani, Comitato cittadino ricorre al Tar

Ma è normale che le persone che abitano in prossimità dei luoghi della movida selvaggia non debbono riposare e  dormire per la musica sparata all’aperto a tutto volume? Eppure è un reato, articolo 659 codice penale, il disturbo della quiete pubblica. Le autorità non fanno  nulla per reprimere questo reato e viene da chiedersi a cosa servono le riunioni del comitato provinciale sulla sicurezza pubblica. Ora torna alla carica Il Comitato centro storico Trapani, insieme a numerosi residenti e gestori di strutture ricettive, ha presentato ricorso al TAR Sicilia contro l’ordinanza sindacale che disciplina la movida con poteri straordinari. Al centro del contenzioso c’è l’assenza, da oltre vent’anni, di un piano comunale di classificazione acustica e di un regolamento sul rumore, strumenti previsti dalla legge ma mai adottati dal Comune  di Trapani.

“Non siamo contro la musica o il divertimento – dichiarano i ricorrenti – ma contro l’anarchia e il disordine. Dopo anni di richieste ignorate, siamo stati costretti a rivolgerci alla giustizia.” Il Comitato chiede che il Comune sia obbligato ad adottare finalmente gli strumenti di programmazione previsti dalla legge. “Il centro storico è ostaggio di una movida fuori controllo – hanno continuato dal Comitato – con la città abbandonata al caos, musica fino all’alba, risse, schiamazzi e violazioni senza controllo. Anche molti operatori turistici sono con noi: i turisti scappano, la città perde attrattività.” Le istituzioni non sono presenti per debellare fenomeni fuori legge e di recente a Catania un cittadino con un’ascia ha cercato di distruggere un locale che sparava musica all’aperto a tutto volume. Questo gesto  è frutto dell’esasperazione per la totale assenza delle istituzioni.