Anche la provincia di Trapani è coinvolta nella geografia criminale siciliana: nell’imponente operazione antimafia e antidroga scattata all’alba, la Polizia di Stato – su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo – ha eseguito 50 provvedimenti restrittivi che colpiscono un sistema ramificato di traffici illeciti, con un canale di approvvigionamento della droga radicato anche nel territorio mazarese. È da qui, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, che passavano i rifornimenti di cocaina, hashish e marijuana destinati all’area palermitana e non solo, con la supervisione delle famiglie mafiose. Un colpo pesante, che arriva dopo anni di investigazioni incrociate: quattro le attività confluite nel blitz di oggi, due della VII Sezione “Antidroga” della Squadra Mobile, una condotta dalla Sezione “Criminalità Organizzata” insieme al Servizio Centrale Operativo, un’altra dal Commissariato di Brancaccio.
Quello che emerge è un mosaico inquietante: linee di rifornimento che dalla Campania arrivavano fino a Palermo, gruppi familiari saldati da vincoli di sangue, cellule operative pronte a rimpiazzare ogni arresto, e un canale trapanese che garantiva continuità e qualità nello smercio della droga. Proprio gli approfondimenti investigativi hanno messo nero su bianco che “nel mazarese era attivato un consolidato canale di fornitura”. Una rete capace di movimentare quantitativi enormi: sequestrati due quintali e mezzo di hashish e quattro chili di cocaina, con dodici arresti in flagranza. E dentro queste dinamiche compaiono nomi noti alle forze dell’ordine: soggetti già colpiti da misure per associazione mafiosa, ora nuovamente coinvolti nei traffici. Un dettaglio che conferma un dato da anni evidente: il narcotraffico resta uno dei pilastri economici dei clan, che continuano a esercitare controllo, supervisione e “tutela” sulle piazze di spaccio.
Ma il cuore dell’operazione riguarda il mandamento della “Noce”, dove le indagini hanno messo in luce una fase di riorganizzazione interna: nuovi volti in ascesa, vecchi boss tornati in campo nonostante l’età avanzata, equilibri precari dopo gli arresti dell’operazione “Nuovo Corso”. Una miscela pericolosa che ha restituito un quadro di estorsioni attive – sei quelle contestate – e di gestione capillare del territorio, come da tradizione mafiosa. Individuato anche il nuovo vertice del mandamento, legato da vincoli familiari al precedente reggente ora detenuto. Non meno rilevante quanto emerso nel quartiere Brancaccio, dove il Commissariato della zona ha scoperchiato una rete di spaccio particolarmente redditizia. Cocaina, hashish e marijuana circolavano con continuità grazie a un gruppo strutturato che ha portato all’emissione di 14 fermi. Complessivamente, il bilancio è pesantissimo: 19 custodie cautelari in carcere, 6 domiciliari e 25 fermi. Cinquanta persone che, a vario titolo, devono ora rispondere di associazione mafiosa, narcotraffico, estorsione, intestazione fittizia di beni.






