Manovra quater, maggioranza in affanno all’Ars, bocciate le “mancette”

Seduta ad alta tensione quella di ieri all’Assemblea Regionale Siciliana, dove la maggioranza che sostiene il governo Schifani ha subito una serie di battute d’arresto durante l’esame della manovra finanziaria “quater”, composta da 54 articoli, di cui 17 sono stati bocciati. Ignorata la proposta dello stesso governo di stralciare venti articoli per accelerare l’approvazione, l’aula ha preferito proseguire la votazione articolo per articolo, spesso con esiti imprevisti: l’esecutivo è andato sotto per ben tre volte di mattina, otto nel pomeriggio e chiuso con una Caporetto in serata, soprattutto a causa del voto segreti che ha permesso l’azione di  franchi tiratori, stimati tra i 15 e i 17 deputati di centrodestra. Sul muro del voto segreto si è infranto anche il Fondo per l’editoria e il contributo agli aeroporti di Trapani Birgi e di Comiso.

Un risultato che ha portato il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, colto a microfono acceso, a lasciarsi sfuggire un commento amaro: “Perché sottoporsi a questo massacro?”.  L’andamento delle votazioni ha reso evidente la frattura interna nella maggioranza, mentre alcune norme — come i fondi per i lavoratori dei consorzi di bonifica, i contributi all’Azienda siciliana trasporti e ai Mercati agroalimentari della Sicilia — sono state approvate all’unanimità, grazie anche al ritiro degli emendamenti soppressivi da parte di Pd e M5S. Proprio dal Movimento 5 Stelle è arrivato uno dei commenti più duri: “Il governo e la maggioranza non rispondono ai reali bisogni dei siciliani”, ha dichiarato la deputata Roberta Ciminnisi, sottolineando però la soddisfazione per l’aumento di sei milioni di euro per gli ASACOM e il sostegno a misure per i centri antiviolenza e per i disabili psichici. Colpo di scena infine sugli emendamenti che prevedevano contributi discrezionali  per opere locali da 25 milioni e da 5 milioni per 315 mini-interventi infrastrutturali, senza gara, i cosiddetti “bonus ai territori amici”.

A rivendicare la “grande vittoria” è stato Ismaele La Vardera, deputato di Controcorrente, che aveva denunciato, nei giorni scorsi, la presenza di finanziamenti “a pioggia” per campi da padel, tribune di stadi e restauri di chiese nei comuni legati a esponenti di governo, la cosiddetta vicenda ‘mancette’.