L’ospedale di Partinico non si tocca, associazioni scendono in campo

Il timore, dopo il ritorno alla normalità del Civico di Partinico a seguito della parentesi Covid-Hospital, è che il nosocomio non riesca più a raggiungere la sua completa funzionalità. Per questo, stamattina, una ventina di associazioni hanno tenuto una manifestazione pacifica di protesta. Numerosi finora i disservizi cui l’ospedale di Partinico è andato incontro, dopo la riconversione annunciata nel marzo scorso e malgrado l’annunciata promessa di un ritorno alla normalità, addirittura era stato anche detto “meglio di prima”.

Secondo le associazioni e i cittadini, però, nulla è stato fatto per tutelare il diritto alla sanità di un comprensorio di circa 150 mila utenti. Medici e operatori sanitari sono stati trasferiti presso altre strutture e non sono più rientrati, mentre i posti letto che nell’originaria dotazione organica erano 143, sono al momento 56, con gravi disagi per i malati costretti a ricorrere alle cure presso altri presidi ospedalieri della provincia. A completare lo smantellamento della struttura si è aggiunta la recente decisione dell’assessore regionale alla salute, Ruggero Razza, di ritornare “parzialmente” al progetto dello scorso marzo con la dotazione di 26 posti di terapia intensiva, che dovrebbero essere “sistemati” in un’ala del primo e del secondo piano.

Al momento le terapie intensive funzionanti sono sei, ma è stato già disposto l’acquisto di 28 travi testa-letto, a completamento delle dotazioni di 28 ventilatori polmonari precedentemente acquistati, ancora sigillati e allocati nei depositi dell’ospedale Civico di Partinico. In pratica chi ha organizzato la protesta, che probabilmente si attendeva una partecipazione più numerosa, teme che tutte le prestazioni ospedaliere sinora funzionanti possano essere bloccate e che il nosocomio possa diventare solo un centro per accogliere i malati di Covid.