La richiesta di arresto per Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione e oggi leader della Democrazia Cristiana, ha scosso alle fondamenta la politica siciliana e il governo regionale di Renato Schifani. La bufera giudiziaria, che coinvolge 18 persone tra cui anche il deputato di Noi Moderati Saverio Romano, travolge un sistema di potere che – secondo la Procura di Palermo – avrebbe agito come un vero e proprio “comitato d’affari occulto”, capace di infiltrarsi nei gangli dell’amministrazione pubblica per pilotare appalti, concorsi e nomine. Schifani, che ha appreso la notizia mentre si preparava a raggiungere Palazzo d’Orléans, ha mantenuto una posizione di glaciale prudenza. Nel suo comunicato ufficiale nessuna formula di solidarietà verso gli indagati, ma soltanto un laconico richiamo al “rispetto della magistratura” e alla possibilità per gli interessati di dimostrare la propria estraneità. È la linea del rigore, che si tradurrà – fanno sapere da ambienti della Presidenza – nella rimozione o sospensione dei dirigenti coinvolti: tra questi, il direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Maria Caltagirone, e Giovanni Tomasino, capo del consorzio di bonifica della Sicilia occidentale, già destinatario di una moral suasion per le dimissioni. L’inchiesta ruota attorno a due procedure pubbliche finite nel mirino: la “gara ausiliariato” bandita dall’Asp di Siracusa e il concorso per 15 operatori socio-sanitari dell’azienda Villa Sofia-Cervello di Palermo. Secondo i pm, Cuffaro avrebbe utilizzato la rete di conoscenze costruita in decenni di potere per orientare appalti e concorsi, favorendo imprenditori amici e rafforzando così il consenso politico del suo partito. L’accusa parla di un sistema corruttivo stabile, nel quale l’ex governatore avrebbe agito da dominus, impartendo direttive, mediando con enti pubblici e definendo l’entità delle utilità indebite. Dal canto suo, Cuffaro nega con fermezza: «Non ho mai dato soldi a Tomasino per il semplice motivo che non li ho mai ricevuti. Ho un’ostinata fiducia nella giustizia». Ma la tempesta politica è già in corso. La Lega, fino a ieri alleata strategica della Dc siciliana, ha preso le distanze: nessun accordo formale, solo “una riflessione in corso”.





