Le stragi di mafia del 1992, dichiarazioni di un pentito alcamese all’esame dei magistrati

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Ci sono anche le dichiarazioni rese 18 anni fa da un collaboratore di giustizia di Alcamo nelle indagini della Procura della repubblica di Caltanissetta che, nei giorni scorsi, ha emesso l’ennesima ordinanza di custodia cautelare per le stragi di mafia del 1992 nei confronti del boss latitante Matteo Messina Denaro, ritenuto mandante delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il collaboratore di giustizia alcamese è Armando Palmeri, factotum del capomafia Vincenzo Milazzo, assassinato nel luglio del 1992 e alcuni giorni dopo anche la sua compagna: la castellammarese Antonella Bonomo. I magistrati hanno ripreso quel fascicolo. Lo hanno messo in evidenza perché contiene spunti investigativi. “In quei mesi del 1992 ha raccontato Armando Palmeri –il boss Vincenzo Milazzo vide tre volte due uomini dei servizi con i quali avrebbe parlato di attentati per destabilizzare lo Stato”. Ma Vincenzo Milazzo non avrebbe voluto saperne di stragi e per tale motivo si sarebbe opposto con decisione – racconta il pentito – alla strategia stragista dei corleonesi di Totò Riina. Per tale motivo sarebbe stato ucciso, alcuni giorni prima della strage di Capaci, e subito dopo la sua compagna, che i corleonesi temevano potesse conoscere segreti di cosa nostra. Sarebbe questo uno dei motivi del duplice omicidio Milazzo – Bonomo . Ma negli anni passati altri collaboratori hanno raccontato altre verità. Vincenzo Milazzo sarebbe stato assassinato perché festeggiò una notizia, rivelatasi falsa,  che parlava della morte di Totò Riina. Altra ipotesi che Milazzo sarebbe stato punito dagli stessi suoi alleati, ovvero Riina e Bagarella e l’alcamese Giuseppe Ferro, perché non riuscì a fronteggiare subito e con decisione il tentativo di scalata a cosa nostra alcamese da parte di un  gruppo di giovani rampanti dalle pistole facili. Una gang di “stiddari” che nei primi mesi del 1999 provocò, nel territorio alcamese, si sparava nelle strade, bar, campagne etc. una quarantina di morti tra ammazzati e lupare bianche. Si mobilitarono i migliori killer dei corleonesi per frenare la scalata degli “stiddari” e riprendere il pieno controllo nella città di Alcamo. Armando Palmeri appartiene ad una famiglia per bene  della borghesia alcamese mai sfiorata da sospetti di collusione con qualsiasi forma di criminalità. Armando Palmeri avrebbe fatto parte di una banda, composta da alcamesi, dedita soprattutto alle rapine nel nord Italia. Dopo si sarebbe avvicinato a cosa nostra alcamese e sarebbe diventato una sorta di guardaspalle e autista di Vincenzo Milazzo.  Grazie alle sue dichiarazioni nell’ottobre del 2002 vennero arrestate ad Alcamo nove persone per mafia, estorsioni, danneggiamenti, furti e rapine. Parlò anche di collusioni tra mafia e politica locale. Armando Palmeri entrò, poi, nel programma di protezione dei collaboratori di giustizia e si trasferì in una località segreta per rifarsi una vita. Ma da qualche mese Armando Palmeri non è stato più trovato al domicilio conosciuto dal servizio centrale di protezione. Non si esclude che dopo essere stati rispolverati quei verbali di 18 anni fa che parlano delle stragi, chi indaga abbia deciso di fargli cambiare aria per portarlo in una nuova località segreta e quindi più sicura.