Due cerimonie per ricordare la strage di Alcamo Marina

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Una solenne commemorazione a 40 anni da una strage che rappresenta uno dei tanti misteri d’Italia. La deposizione di una corona di fiori ai piedi della stele che ricorda l’eccidio. E quindi l’intitolazione della statale 187, che taglia in due Alcamo Marina, ai due carabinieri Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta uccisi nella notte del 27 gennaio 1976 nella casermetta. Saranno presenti autorità civili, militari e religiose. Sono trascorsi 40 anni ma fino ad oggi non sono stati individuati mandanti e killer. Diverse le ipotesi che restano tali. Un eccidio per alimentare in Italia  la strategia della tensione? Eccidio spesso accumunato ad un filo che lo legherebbe all’assassinio di Peppino Impastato e di un giornalista di Barcellona Pozzo di Gotto? L’azione di un cellula di Gladio che avrebbe operato in provincia di Trapani? Una pista interna ?  Un omicidio di mafia per qualcosa che avrebbero potuto aver visto i due  giovani militari? Oppure l’ esecuzione di un terrorista nero che, secondo un rapporto della polizia di Alcamo, avrebbe trascorso parte della sua latitanza ad Alcamo Marina non sottraendosi dal commettere azioni eclatanti? Sono queste alcune delle tante ipotesi sul giallo di Alkamar.  Una cosa oggi è certa, con tanto di sentenze passate in giudicato: quattro dei presunti esecutori, uno è deceduto in carcere,  arrestati dopo avere confessato, sotto torture ciò che non avevano mai commesso, sono risultati innocenti. La loro innocenza la avevano  gridata ai giudici durante i processi ma non furono creduti. Per loro fortuna, ma la loro vita è cambiata per sempre, un brigadiere, che partecipò alle indagini, dirette dall’allora capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa e dal tenente Giuseppe Russo, entrambi assassinati dalla mafia, roso dal rimorso raccontò tutto ai magistrati facendo riaprire i casi. Oggi i tre sono liberi e presto riceveranno il risarcimento da parte dello Stato, grazie all’impegno di due avvocati Saro Lauria e Pardo Cellini, che fondarono “Progetto innocenti”, e nei giorni scorsi anche “La fondazione Giuseppe Gulotta”, durante una conferenza a Firenze con la presenza di esponenti politici e magistrati, che sono andati giù a muso duro su quelle indagini. Alla cerimonia ufficiale in programma mercoledì mattina nel pomeriggio alle 15 ne seguirà un’altra. Gli avvocati Saro Lauria e Pardo Cellini deporranno una corona di fiori ai piedi della stele che ricorda Falcetta e Apuzzo per onorare i due militari dell’Arma e in  nome delle vittime delle ingiustizie. Ora si attendono i risarcimenti per Giuseppe Gulotta, Vincenzo Ferrantelli, Gaetano Santangelo e per i familiari del bottaio di Partinico Giuseppe Mandalà morto in carcere. Per Santangelo e Ferrantelli la richiesta dei difensori è di 12 milioni a testa. 56 per Giuseppe Gulotta e 60 per i familiari di Mandalà. Giuseppe Gulotta ha raccontato il suo dramma nel libro “Alkamar, la mia vita in carcere da innocente”, scritto col giornalista Nicola Biondo. Al di là dei risarcimenti a persone che nessun indennizzo potrà gratificare per le vie crucis patite, resta il mistero dell’eccidio di Alcamo Marina.  E il rischio che dopo 40 anni rimanga tale.