Lavori al porto di Castellammare, due alcamesi condannati per bancarotta. Sette assoluzioni

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L’ex presidente della società consortile Nettuno, l’alcamese Rosario Agnello, e l’ex consigliere comunale alcamese, Domenico Parisi, sono stati condannati a 3 anni e sei mesi ciascuno per la bancarotta della società consortile Nettuno, quella che era stata incaricata dei lavori di potenziamento del porto di Castellammare del Golfo. Ha retto quindi l’accusa di bancarotta ma sono decadute altre ipotesi di reato per le quali i pubblici ministeri avevano chiesto condanne più pesanti.

La sentenza di primo grado è stata emessa ieri dal tribunale di Trapani. Tra le accuse cadute anche quella di bancarotta della cooperativa CEA che aveva sede in contrada Canapè. Il mancato riconoscimento da parte del giudice delle altre ipotesi di reato ha portato alle assoluzioni per Santo Frazzitta, Mara Claudia Grillo, Tiziana Piazza, Pasquale Russo, Girolama Perricone e Salvatore Fratello, tutti alcamesi. Assolto anche Pasquale Perricone, difeso dagli avvocati Giuseppe Benenati e Ferruccio Marino. Il 68enne è stato uno dei politici più noti della cittadina alcamese. Più volte consigliere comunale, quindi assessore e anche vice-sindaco. Venne poi arrestato, assieme ad altre quattro persone, nel maggio del 2016, per poi essere condannato, nell’ottobre del 2021, a cinque anni di reclusione e subire un sequestro di bene di circa due milioni e mezzo di euro.

L’inchiesta che ha portato alla sentenza di ieri di primo grado e alle condanne di Rosario Agnello e Mimmo Parisi, era nata una decina di anni fa dai lavori di potenziamento del porto di Castellammare del Golfo. Il cantiere venne quindi sequestrato, nel maggio del 2016, per l’ipotizzato uso di cemento depotenziato e poi la società consortile Nettuno fu dichiarata fallita. L’ipotesi dell’accusa era che Pasquale Perricone avesse creato un comitato di affari riuscendo a mettere le mani su una serie di commesse pubbliche. Nel caso del consorzio Nettuno, di cui Agnello era presidente del consiglio di amministrazione, nelle casse della società non sarebbero finiti pagamenti per 539 mila euro che vennero distratti con prelievi in contanti e assegni.