Lavoratori sfruttati e sottopagati ad Alcamo. Arrestato imprenditore agricolo, 6 aziende coinvolte

Una lettera pervenuta alla polizia di Alcamo il 9 giugno del 2018 e inviata dalla responsabile di una comunità alloggio di minori stranieri non accompagnati. Nella missiva si segnalava il probabile impiego in attività lavorative di alcuni ospiti poiché il personale di vigilanza li vedeva uscire dalla struttura alle 5 circa del mattino e rientrare tra le 14 e le 17 in evidente stato di stanchezza fisica. Da qui sono scattate le indagini della sezione investigativa del commissariato di Alcamo coordinate dal pm Francesca Urbani, che hanno riguardato un periodo a cavallo fra 2018 e 2019 e che hanno puntato i riflettori su numerosi casi di ‘caporalato’.

Coinvolti una ventina di lavoratori, stranieri ma anche alcamesi, sottopagati e sottoposti a esagerati orari di lavoro: 25 euro di compenso per 6 ore, dalle 7 alle 13, oppure 40 euro per 9 ore. I contratti provinciali di lavoro agricolo prevedono un compenso di 61,34 euro per una giornata lavorativa di 6 ore e 30 minuti. Agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, è finito N.L.C., imprenditore agricolo di 33 anni, ritenuto il perno delle operazioni di capolarato. Il suo legale, Massimo Gagliardo, ha presentato ricorso contro la misura al Tribunale del Riesame di Palermo. L’udienza è fissata per giovedì della prossima settimana. Al Riesame si è rivolta anche la Procura di Trapani contro la decisione del Gip, Samuele Corso, che non ha accolto le misure cautelari richieste dal pm ai danni di altri dieci indagati, tutti residenti ad Alcamo e uno a Castellammare del Golfo ma in carcere per altre vicende. Sempre la procura aveva anche chiesto il sequestro preventivo di 6 imprese agricole individuali, intestate a 5 alcamesi e a un castellammarese, e di 4 autovetture. Anche su questo è stato presentato ricorso che sarà discusso al Riesame di Trapani il 9 febbraio.

L’imprenditore agricolo alcamese di 33 anni, sottoposto ai domiciliari, dirigeva e controllava, secondo l’accusa, l’attività dei ‘sub-caporali’ sottoposti; reclutava direttamente, o tramite altri, la manodopera agricola in condizioni di sfruttamento; organizzava i mezzi per il trasporto dei lavoratori presso le varie aziende utilizzatrici spesso in collaborazione con il padre e un altro parente; teneva la contabilità dell’attività svolta da ciascun soggetto utilizzato nelle campagne nonché di quella dei sub-caporali; pagava le giornate di lavoro e curava i rapporti con le aziende utilizzatrici della manodopera. Fra i lavoratori agricoli sfruttati e sottopagati non soltanto ospiti delle comunità di migranti, nordafricani e romeni (impiegati soprattutto a zappare e tirare legna) ma anche alcamesi che ricevevano lo stesso trattamento in materia di durata dell’orario di lavoro ma qualcosina in più come trattamento economico.