L’asse Palermo–Mazara, Giuseppe Focarino al centro della rete di spaccio nel Trapanese

Dall’inchiesta che martedì ha sgretolato un’ampia rete di narcotraffico siciliano emerge un canale continuo tra Palermo e Mazara del Vallo: piccoli carichi, frequenti spostamenti e una distribuzione capillare. Gli investigatori hanno ricostruito decine di viaggi tra il capoluogo, Santa Ninfa e la città del Trapanese, con dosi mai eccessive – da 400 grammi a un chilo – per ridurre il rischio di controlli, ma sufficienti a rifornire stabilmente le piazze. La nuova tranche dell’indagine illumina i contatti tra i vertici del mandamento di San Lorenzo – i fratelli Nunzio e Domenico Serio insieme a Francesco Stagno – e il gruppo di Brancaccio guidato da Antonino e Girolamo De Luca. Due realtà diverse che, secondo gli inquirenti, avevano trovato un equilibrio operativo proprio grazie a canali già attivi nella provincia di Trapani. La cooperazione tra mandamenti non è più un’eccezione: oggi sembra rappresentare una linea strategica. Cosa nostra si muove con schemi più elastici, meno gerarchici e più orientati al profitto immediato. Ed è proprio in questo intreccio che si inserisce Mazara del Vallo, dove la piazza, secondo le carte, sarebbe stata affidata al 60enne Giuseppe Focarino. A lui il compito di ricevere la droga proveniente dal Palermitano e distribuirla ai pusher, mantenendo un ritmo costante e garantendo affidabilità ai fornitori. È qui che si esprime la solidità dell’ingranaggio: da un lato i mandamenti “fornitori”, dall’altro un anello sicuro nella filiera dello smercio. Gli inquirenti definiscono questo assetto “stabile e duraturo”, sottolineando il ruolo dei De Luca e di Focarino come figure centrali del sistema. Le intercettazioni inserite nel dossier fanno emergere il clima di cautela che accompagnava ogni spostamento: nei dialoghi si parla dei reggenti come «quelli di sopra», un’espressione che marca il timore reverenziale verso chi gestiva il grosso della merce. In un passaggio viene persino evidenziata la delicatezza di un carico in arrivo: «È roba di quelli importanti», afferma uno degli indagati. Tutto converge verso un quadro ormai chiaro: la tradizionale compartimentazione mafiosa è stata archiviata.