Un silenzio carico di commozione ha avvolto la Cattedrale di San Lorenzo, a Trapani, dove oggi la città intera si è stretta per l’ultimo saluto al piccolo Alessandro, il bambino di dieci anni morto sabato scorso dopo la tragica caduta dal balcone della sua abitazione, al quinto piano di un palazzo in via Pantelleria. Il piccolo, con autismo e necessità di supporto significativo, era precipitato poco prima delle diciotto di venerdì ed era stato portato in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale “Sant’Antonio Abate”. Dopo un delicato intervento d’urgenza, nella tarda serata era stato trasferito al reparto di Rianimazione dell’ospedale pediatrico “Di Cristina” di Palermo, dove purtroppo è deceduto a causa delle gravissime lesioni riportate nella caduta. Un dolore profondo, che ha toccato tutti: familiari, amici, insegnanti, compagni di scuola e tanti cittadini comuni.
Presenti anche il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, la sindaca di Erice, Daniela Toscano, rappresentanti delle due amministrazioni comunali, del centro terapeutico che seguiva il bambino e dell’Istituto “Eugenio Pertini”, dove Alessandro frequentava la scuola primaria. A celebrare la messa funebre è stato il vescovo Pietro Maria Fragnelli, che nell’omelia ha parlato con parole di dolcezza e speranza, invitando la comunità a trasformare la sofferenza in un impegno collettivo verso i più fragili. “Il piccolo Alessandro ci attende — ha detto —. Pensiamo agli abbracci che hanno accompagnato la sua vita: quello della nascita, della scuola, della terapia, dell’ospedale, della città intera. Ora egli è accolto nell’abbraccio di Gesù, che riconosce i sentimenti di tutti i piccoli della storia”. Nel corso della funzione, le maestre e le terapiste Aba hanno ricordato Alessandro con messaggi toccanti che hanno commosso tutta la Cattedrale.
Al termine della cerimonia, un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro bianco, mentre decine di palloncini si alzavano nel cielo terso di Trapani. “Arrivederci in Paradiso, amato Alessandro” — ha concluso monsignor Fragnelli. Un arrivederci dunque, che ha unito un’intera città.






