“Quattro province – Agrigento, Caltanissetta, Ragusa e Siracusa – non dispongono di unità pubbliche autorizzate per il trattamento farmacologico dell’ADHD, e a Palermo e Catania non esistono strutture dedicate agli adulti. Questo significa migrazione sanitaria, famiglie costrette a rivolgersi a centri fuori regione e cittadini senza diritti di cura”, ha dichiarato la presidente dell’Associazione Italiana Famiglie ADHD, Patrizia Stacconi. “Dall’ombra alla luce: riconoscere l’ADHD e scoprire come conviverci”. Questo il titolo del convegno promosso da AIFA APS, in programma per tutta la giornata di oggi a Castelvetrano, nell’ambito del Raduno 2025 dell’associazione. Un appuntamento che non vuole essere solo scientifico ma anche sociale, politico e culturale.
L’obiettivo è infatti sensibilizzare l’opinione pubblica sul Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, dare voce a chi lo vive in prima persona e, soprattutto, denunciare le gravi lacune del sistema sanitario siciliano. Un quadro che si inserisce in una battaglia di lunga data. Già il 25 giugno scorso, l’associazione era stata audita dalla VI Commissione Salute dell’Assemblea Regionale Siciliana, chiedendo l’apertura di un Tavolo tecnico per redigere linee guida regionali che garantiscano diagnosi, prossimità dei servizi e trattamenti omogenei su tutto il territorio. Il convegno di Castelvetrano porterà contributi di esperti nazionali e internazionali, con focus sulle comorbilità, sulle differenze di genere, sui rischi in età evolutiva e adulta, e con testimonianze dirette di genitori, docenti e persone con diagnosi di ADHD. Il programma è fitto: dalla diagnosi alle nuove frontiere della farmacoterapia, dalle esperienze di coaching ai rischi di devianza quando il disturbo resta senza risposte. Presenti rappresentanti dell’Ars, del Comune di Castelvetrano e specialisti dei centri per l’ADHD delle Asp siciliane. Una presenza che vuole essere impegno, anche se i fatti raccontano un’altra storia: la Sicilia resta tra le regioni più indietro nell’assicurare cure e diagnosi. “Far conoscere il disturbo – ricorda AIFA APS – significa togliere etichette, abbattere pregiudizi e restituire dignità alle persone e alle famiglie che convivono ogni giorno con difficoltà spesso invisibili ma pesanti”.






