La Baia di Guidaloca prova a chiudere una delle pagine più stonate della sua storia recente. Con due atti approvati nella giornata di ieri, il Comune di Castellammare del Golfo ha autorizzato la realizzazione del progetto di rinaturalizzazione dell’area ex demaniale occupata dal fabbricato confiscato alla mafia noto come ex “Piro Piro”, al fine di partecipare al bando regionale per il contrasto al consumo del suolo. Un passaggio formale, che potrebbe aprire la strada a un intervento dal forte valore simbolico e ambientale: il territorio che torna ai cittadini, il paesaggio che si riappropria della propria identità. L’area interessata è di circa 2.300 metri quadrati, per anni segnata da un manufatto abusivo diventato emblema di degrado, arroganza e violazione delle regole. Oggi quel segno potrebbe essere cancellato attraverso un progetto che punta a restituire spazio alla macchia mediterranea e alla fruizione pubblica, nel pieno rispetto dei vincoli paesaggistici che tutelano uno dei tratti costieri più suggestivi della Sicilia occidentale. La Giunta municipale ha dato il via libera agli elaborati progettuali, passaggio necessario per candidare l’intervento all’Avviso pubblico emanato dalla Regione Siciliana. Il piano del Comune andrebbe ben oltre la semplice demolizione. Prevede l’abbattimento totale del fabbricato principale, parzialmente interrato, dei corpi di fabbrica secondari e di una piscina già interrata e pavimentata, oltre alla rimozione di pavimentazioni, muretti esterni in basolato e pietrame. Il cuore dell’intervento sarebbe però la rinaturalizzazione: riportare il sito il più possibile allo stato originario, incrementare le superfici verdi e trasformare l’intera zona in un’area naturale ad uso pubblico, sottoposta a un vincolo assoluto di inedificabilità. L’investimento complessivo previsto sfiora i 400 mila euro, con un cofinanziamento comunale di 40 mila euro, ma l’assegnazione delle risorse regionali resta subordinata all’esito della procedura di selezione. Riconvertire un bene confiscato alla mafia in un’area naturale protetta, in un luogo simbolico e frequentato come Guidaloca, significa affermare che il cemento illegale può essere cancellato e che il paesaggio, una volta violato, può ancora essere restituito alla collettività. Una sfida che ora passa dal bando regionale e che misura, ancora una volta, la distanza tra il passato che si vuole archiviare e il futuro che si intende costruire.






