Una fratellanza fra religioni che potrebbe rafforzarsi grazie a nuovo percorso che racconta una società senza paletti, muri e cesure; un racconto che immagina un Mediterraneo in cui culture profondamente differenti, dialogano ed entrano in connessione tra loro. Islam e Cristianesimo in Sicilia sono riusciti a sovrapporsi e integrarsi.
Da questa convinzione nasce “I Simboli del Sacro”, nuovo percorso di visita al Parco archeologico di Segesta dove si potrà seguire un itinerario profondamente interreligioso che abbraccerà i tre simboli delle dottrine, tempio, moschea e chiesa. E i primi a condurre i visitatori saranno gli studenti che hanno partecipato al progetto Segesta incontra le culture con la direzione del parco archeologico guidato da Luigi Biondo. E saranno sempre i ragazzi delle scuole a raccontare questi nuovi percorsi e a promuoverli sui social. Il debutto avverrà il prossimo weekend, durante le Giornate europee dell’archeologia (da venerdì prossimo a domenica): i ragazzi condurranno, con il supporto degli archeologi che li hanno formati nei mesi scorsi, le visite gratuite ai luoghi dell’itinerario, quindi alla moschea e alla chiesa di San Leone nel parco di Segesta.
Venerdì dalle 16 alle 17.30 le visite (gratuite, ma con biglietto d’accesso al Parco) saranno condotte dagli dell’istituto scolastico Piersanti Mattarella di Castellammare del Golfo; sabato toccherà ai ragazzi del liceo classico di Alcamo. Nei mesi scorsi si sono tenute conferenze con esperti e studiosi del mondo islamico: archeologie e Corano saranno i protagonisti anche del terzo ed ultimo incontro, sempre con la consulenza scientifica di Officina di studi medievali, in programma sabato prossimo alle 9.30: parleranno Patrizia Spallino (Università di Palermo) (“Il Corano e gli Arkan al-Islam. Testo sacro e precetti”) e su “Musulmani e cristiani a Segesta in età normanno-sveva: monumenti, necropoli e cultura materiale”, l’archeologa Alessandra Molinari (Roma Tor Vergata). Il progetto si chiuderà alle 17 con lo spettacolo Sikelia – Danza e poesia dalla Sicilia araba, della compagnia Hathor di Alcamo, curato e diretto da Helena Russo





