Incidente in piazza Bagolino del febbraio 2019, condannato noto medico alcamese

Si chiude con una condanna penale una vicenda giudiziaria iniziata l’8 febbraio 2019 e che per anni ha segnato profondamente la vita di un minorenne rimasto vittima di un gravissimo incidente stradale nel cuore di Alcamo. Il Tribunale di Trapani ha condannato un noto medico alcamese a otto mesi di reclusione, con pena sospesa, e a un anno di sospensione della patente di guida per non essersi fermato allo stop in piazza Bagolino, causando l’investimento del giovane. La sentenza è stata pronunciata il 10 dicembre 2025 dal giudice monocratico Cristina Carrara, al termine di un processo fondato su perizie tecniche e su un corposo impianto testimoniale. Secondo quanto accertato in aula, l’imputato non avrebbe rispettato il segnale di arresto posto sulla propria direttrice di marcia, provocando l’impatto con il ciclomotore condotto dal minore. L’incidente avvenne intorno alle 22 dell’8 febbraio in piazza Bagolino, all’incrocio con le vie Florio e Porta Palermo. Il quindicenne procedeva in sella a una due ruote da motocross da via Florio verso la piazza; l’auto, proveniente in senso opposto, stava invece tentando di imboccare via Porta Palermo. Nell’impatto il ragazzo urtò con la gamba sinistra contro la carrozzeria del veicolo, riportando fratture multiple a tibia e perone, oltre al grave danneggiamento di un’arteria che rese necessario un intervento chirurgico e l’applicazione di un by-pass. Nel corso della degenza fu sottoposto anche a un secondo intervento d’urgenza per un improvviso sanguinamento. Le complicazioni cliniche portarono a una lunga e difficile riabilitazione, con la perdita dell’uso della gamba e due anni di scuola compromessi. A esprimere soddisfazione è l’avvocato Vito Galbo, legale del minore, che ha sottolineato come per anni il proprio assistito sia stato indicato come responsabile dell’incidente. «La sentenza ristabilisce una verità processuale chiara – ha dichiarato – restituendo dignità a una vittima che ha pagato un prezzo altissimo». Il giudice ha riconosciuto la diminuente ma ha comunque dichiarato l’imputato responsabile del reato, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali, liquidate in oltre 5.300 euro. Disposto inoltre il risarcimento dei danni in favore della parte civile rinviando al giudice civile la quantificazione economica del danno biologico subito dal minore.