Il Gup ha rinviato a giudizio ieri i presunti esponenti delle famiglie mafiose di Carini e Terrasini coinvolti nel “Maxi blitz dei 181” dello scorso febbraio, un’operazione che aveva smantellato una rete di traffico di droga, estorsioni e scommesse clandestine nella zona occidentale della Sicilia. A firmare la richiesta i pubblici ministeri Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. Tra gli imputati anche il sindaco di Terrasini, Giosuè Maniaci, accusato di presunte irregolarità nella gestione di un subappalto da 149 mila euro relativo ai lavori di riqualificazione del lungomare Peppino Impastato. Secondo l’accusa, Maniaci avrebbe favorito la concessione dell’appalto mettendo in contatto due imprenditori senza l’autorizzazione prevista. Gli avvocati del primo cittadino hanno respinto le contestazioni e dichiarato di poter fornire documentazione a difesa.
Gli esponenti dell’opposizione hanno diffuso una nota in cui auspicano le dimissioni del sindaco per tutelare la serenità dell’azione amministrativa, l’autorevolezza delle istituzioni e l’interesse della comunità. Nella stessa nota anche l’invito al Comune di Terrasini a costituirsi parte civile nella vicenda giudiziaria. Nell’inchiesta spicca il ruolo di Angelo Barone, indicato come imprenditore capace di trasformare il tradizionale sistema delle “riffe” in un’articolata rete di scommesse telematiche controllate da Cosa Nostra. Barone, socio di un sito nazionale di scommesse online, avrebbe consolidato legami con il mandamento di Tommaso Natale e con Nunzio Serio, capo del mandamento di San Lorenzo–Tommaso Natale, che include Carini e Terrasini. Dei 49 indagati coinvolti, alcuni hanno scelto il rito abbreviato, tra cui Giuseppe Lo Duca, Salvatore Prano e Mirko Lo Iacono, imputati per associazione mafiosa, estorsione e traffico di droga.
Con il rito ordinario, oltre al sindaco, sono stati rinviati a giudizio Giuseppe Passalacqua, Angelo Barone, Roberto e Luca Barone, Alfonso e Salvatore D’Anna, e Giuseppe Valgellini, tutti accusati di mafia e, in alcuni casi, di scommesse clandestine. Il rinvio a giudizio segna un passaggio cruciale nell’iter giudiziario di uno dei filoni più rilevanti della recente lotta alla criminalità organizzata nell’area palermitana, aprendo la strada a un processo che potrebbe chiarire i legami tra potere politico locale e strutture mafiose.






