Incendio Riserva Zingaro, al via le inchieste tra polemiche e distruzioni

La scena sembra quella del film drammatico “The day after”, del 1983 per la regia di Nicholas Mayer. Il film racconta la vita di tutti i giorni. Poi lo scoppio della guerra atomica che lascia rovine e un paesaggio spettrale: cenere, morte e distruzione. E migliaia di ettari delle montagne che sovrastano Castellammare sino a raggiungere lo Zingaro per arrivare quasi a san Vito Lo Capo, sembra che siano stati attraversati dal vento atomico che tutto brucia e distrugge.  Non è stato il vento atomico. Non esiste l’autocombustione. Ma purtroppo esiste la mano criminale di squallidi individui, che con azoni quasi da guerriglia, sfruttano giornate di scirocco per distruggere quel Bene immenso che si chiama Natura.  Che per rigenerarsi avrà bisogno di tempo, sempre che gli incendiari diano il tempo a piante e alberi di germogliare.  E in un’Italia assediata dalle fiamme, stremata dalla siccità, in Sicilia si è registrato un vero e proprio assalto alle Riserve.  Nell’oasi dello Zingaro 800 ettari sono andati in fumo da sabato a ieri.  E mentre l’assessore Cracolici parla “di un attacco militare”, il procuratore facente funzioni di Trapani, Ambrogio Cartosio chiede “la collaborazione dei cittadini per evitare che questa isola meravigliosa si riduca in cenere. La popolazione deve segnalare alle forze dell’ordine o alla magistratura qualunque elemento utile alla inchiesta”. Condanne da tutte le associazioni ambientaliste da Legambiente tramite il presidente regionale Gianfranco Zanna a FareAmbiente di Alcamo presieduta da Anna Lisa Guggino. E gli alcamesi chiedono la massima vigilanza per il monte Bonifato. Lodevole l’impegno e lo spirito di abnegazione con il quale forestali, vigili del fuoco, volontari hanno combattuto l’impari battaglia per avere ragione di un fronte vastissimo di fuoco.  Si parla di piani contro gli incendi tramite droni e telecamere di vigilanza mentre è polemica con la Regione per i soldi destinati alla prevenzione. Speriamo che non si tratti delle solite chiacchiere e promesse, che seguono ogni calamità. E poi cala il silenzio sino alla prossima emergenza. E il sindaco di Castellammare, Nicola Coppola  rincara la dose: “In un’era moderna. -dice Coppola- non è possibile che non si riesce ad avere strumenti per individuare immediatamente dove sono i focolai e magari individuare chi appicca il fuoco”. Amarezze e  polemiche  mentre partono le inchieste della magistratura.  Lo Zingaro venne salvato dalla speculazione edilizia grazie ad una grande mobilitazione degli ambientalisti che il 10 maggio del 1980 con marcia all’interno di quella che poi sarebbe diventata la Riserva dello Zingaro, sollecitata dal Wwf, Italia nostra, Legambiente, Club alpino italiano, Arci , le associazioni dei forestali, ma soprattutto tantissimi cittadini. Una marcia per fermare dalla speculazione, pare che anche la mafia avesse messo gli occhi su tale zona, su questo paradiso dove era previstala realizzazione di una strada sino a San Vito e la costruzione di villaggi turistici. Lo Zingaro divenne poi Riserva anche grazie alle iniziative legislative di  una giovanissima deputata alcamese del Pci  all’Assemblea regionale   Francesca Messana. Grazie alla mobilitazione la natura dello Zingaro rimase intatta e rappresenta oggi  un grande polo turistico, purtroppo ancora una volta devastato dalla mano assassina dell’uomo. E quasi sempre i piromani riescono a  farla  franca.