In Sicilia la stagione venatoria inizia in anticipo. L’Isola è infatti tra le tredici regioni italiane che hanno concesso ai cacciatori le cosiddette “preaperture”, fissando l’avvio al 1° settembre, in deroga al calendario nazionale che quest’anno prevederebbe il via solo dal 21 settembre. Una scelta che accende lo scontro tra ambientalisti e politica. La Lega Anti Vivisezione parla di copione che si ripete ogni anno. “L’ingordigia dei cacciatori è assecondata da politici alla costante ricerca del consenso – afferma Massimo Vitturi, responsabile LAV Animali Selvatici – anche a costo di un vero e proprio massacro di animali innocenti”. Ad alimentare le polemiche contribuisce anche il disegno di legge 1552, in discussione al Senato, che secondo le associazioni animaliste ridisegnerebbe in peggio la normativa nazionale. Tra i punti contestati figurano la cancellazione del divieto di caccia agli uccelli migratori sui valichi montani, la riapertura degli impianti di cattura per gli uccelli da richiamo, la possibilità di cacciare anche in primavera, la riduzione delle aree protette e l’estensione delle battute di caccia persino alle foreste demaniali.
Non solo: la LAV denuncia il rischio di un allungamento indefinito della stagione venatoria – oggi limitata alla prima decade di febbraio – e l’ipotesi che figure come le guardie giurate private possano essere autorizzate a sparare. In risposta, l’associazione annuncia la consegna in Parlamento di 50 mila firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare per l’abolizione della caccia. “Si tratta di un’attività crudele, inutile e pericolosa – conclude la LAV –. Secondo Eurispes, il 76% degli italiani è contrario: è tempo che la volontà popolare prevalga sull’arroganza di chi continua a trasformare la vita degli animali in merce di scambio elettorale”. Intanto alcuni territori restano off-limits ai fucili. Nel Trapanese sono precluse alla caccia tutte le riserve naturali: la Riserva del Bosco di Alcamo, quella dello Zingaro, le Saline di Trapani e Paceco e il Monte Cofano a Custonaci. Oasi di biodiversità che già resistono a fatica, circondate però da campagne dove il piombo in un paio di giorni tornerà a fischiare.






