immondizia dalle province di Agrigento e Trapani, polemica e punto sulle indagini del rogo del 30 luglio 2017

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Alle 9,30 di martedì mattina due grossi camion scaricavano rifiuti solidi urbani all’interno del tritovagliatore di contrada Citrolo di Alcamo. Sulla sconnessa statale 113 in coda dodici camion in attesa di svuotare i cassoni. Da una quindicina di giorni l’impianto è stato regolarmente autorizzato a ricevere i rifiuti solidi urbani delle province di Trapani e Agrigento. Il sito è lo stesso dove il 30 luglio dello scorso anno scoppiò un incendio, che impegnò per 26 ore decine di mezzi dei vigili del fuoco, Canadair ed elicotteri mentre una nube nera si levava da quello che sembrava un girone dell’infermo. Venne distrutta, nel luglio 2017,  l’85 per cento della massa stoccata nei box esterni dell’impianto per il trattamento polifunzionale di rifiuti non pericolosi da raccolta differenziata e indifferenziata.  Danni per oltre 8 milioni di euro. Con grandi sacrifici l’imprenditore Vincenzo D’Angelo è riuscito a rimettere in moto l’impianto dove oggi lavorano 85 operai. Da poco più di una settimana i rifiuti solidi urbani arrivano da una quarantina di Comuni delle province di Trapani e Palermo. Un ciclo continuo di lavoro in una Sicilia dove l’emergenza rifiuti fa parte della quotidianità dei problemi siciliani. Ma sul tritovagliatore di Alcamo scendono in campo i parlamentari regionali del Movimento 5 Stelle della Commisisone ambiente che attraverso un’interrogazione “chiedono chiarimenti in merito al rilascio delle autorizzazioni ai progetti di un nuovo impianto di tritovagliatura in contrada Citrolo di Alcamo”. Secondo tali parlamentari: “l’impianto potrebbe presentare criticitàe inadempienze legate all’iter autorizzatorio”. “L’impianto – spiegano i parlamentari – è stato autorizzato nel 2017. Non sono state citate quantità ammesse, tempi di maturazione del biostabilizzato, idoneità finanziarie e tecniche”. Per queste ragioni – chiediamo al Governo regionale in base a quali norme di legge siano state approvate le istanze di modifica sostanziali dell’impianto della ditta D’Angelo”. Cuffia contro i rumori causati dalla lavorazione e già dalle ore tre del mattino di ieri sul posto di lavoro l’imprenditore Vincenzo D’Angelo per seguire la lavorazione. Vincenzo D’Angelo è categorico e non concede assolutamente alcuna replica al contenuto dell’interrogazione del M5S. Tra i rumori degli impianti  riusciamo a captare una frase di d’Angelo: “Noi pensiamo solamente a lavorare”. Intanto si avvia a scadenza l’indagine, già prorogata di sei mesi,  della Procura della repubblica di Trapanisull’impressionante incendio del 30 luglio 2017 una data che gli alcamesi hanno bene impressa sulla memoria. Una nube nera sull’intera città, che si propagò per buona parte della Sicilia occidentale. Alcamesi invitati dal Comune a tapparsi in casa e spegnere i condizionatori con temperatura estiva di oltre 30 gradi. Dalle analisi dell’Arpaemerse tra l’altro” che risulta ragionevole escludere la manifestazione di effetti reversibili per la salute della popolazione”. Suggerendo nel tempo altre analisi delle quali non si è saputo più nulla.Per l’incendio venne presentata una denuncia alla Procura, tramite l’avvocato Maurizio Lo Presti, e sottoscritta da una ventina di persone  per un’eventuale classaction. L’imprenditore Vincenzo D’Angelo affermò: che “non ci poteva essere e non può esserci inquinamento poiché venivano lavorati rifiuti non pericolosi”. Dopo l’incendio scattarono le indagini da parte della Procura per i seguenti reati: delitti contro la salute pubblica, incendio a titolo di colpa, inquinamento ambientale, disastro ambientale e delitti colposi contro l’ambiente. Anche nella classaction portata avanti dall’avvocato Lo Presi vengono chiesti accertamenti per eventuali responsabilità, se ci sono stati omissioni di controlli, pericoli per la salute e se la ditta aveva tutti i nulla osta. Su queste due indagini si attendono le conclusioni della Procura della repubblica di Trapani. Ora scoppia una nuova polemica legata al funzionamento del tritovagliatore.