Trapani si è svegliata diversa dopo il 26 luglio. Il primo Pride della sua storia ha portato in piazza oltre cinquemila persone, attraversando il cuore della città con dignità, orgoglio e momenti di commozione. Non è stata soltanto una festa: è stata una presa di parola collettiva, un’affermazione pubblica di libertà e un atto politico nel senso più autentico. Famiglie, attivisti, performer, semplici cittadini, rappresentanti delle istituzioni: insieme, per ribadire che nessun amore è sbagliato e nessuna identità dovrebbe più essere nascosta. Madrina dell’evento, l’attrice Ester Pantano, accanto a figure pubbliche come l’assessore Lele Barbara, gli onorevoli Safina e Ciminnisi e la consigliera comunale Angela Grignano, che ha dichiarato: «Anche gli amministratori hanno diritto a glitter e diritti umani».
Tra gli slogan, uno è diventato il simbolo della giornata: “Facciamo la storia. Soffia forte il vento del rinnovamento”. E il vento ha soffiato davvero, anche contro i tentativi di ridicolizzare o sminuire l’evento sui social. La risposta è arrivata da molti, anche dal sindaco che ha dichiarato senza mezzi termini «Il Pride è un presidio di libertà». Presente sul palco anche l’alcamese Bianca Polizzi, rappresentante di Famiglie Arcobaleno Sicilia, che ha affermato: «Riconoscere i figli delle famiglie arcobaleno non toglie nulla a nessuno. Riconoscere chi cresce e ama non distrugge le famiglie, le rafforza. La repressione, invece, non ha mai protetto nessuno». Il corteo, organizzato da Shorùq Arcigay Trapani, si è svolto in un clima di grande serenità e partecipazione. Nessun incidente, nessuna tensione: soltanto musica, bandiere, abbracci e voglia di esserci. Una manifestazione pacifica, ordinata, accogliente, che ha attraversato la città lasciando dietro di sé un messaggio chiaro e potente. Una Trapani diversa non solo è possibile, ma già esiste. Una città che non ha paura dei colori, dell’amore e della verità. Il primo Pride non sarà di certo l’ultimo. Perché una comunità che sceglie di guardarsi allo specchio e riconoscersi intera pur in tutte le sue differenze è una comunità più libera, più giusta, più sana e un esempio della direzione verso cui andare.






