Il dragaggio del porto di Mazara che non arriva mai, gli operatori chiedono risposte

Mazara del Vallo torna a bussare con forza alla porta della Regione. Il dragaggio del porto canale e della foce del Mazaro, atteso da decenni e fermo da oltre un anno, non è più rinviabile: lo dice il territorio, lo gridano gli operatori economici, lo ribadisce la CIFA Trapani, che chiede “aggiornamenti sullo stato dell’arte” al Governo regionale e al Commissario per il Rischio Idrogeologico. Una richiesta che suona quasi come un ultimatum, perché il porto canale – diventato praticamente innavigabile – sta trascinando con sé un intero comparto produttivo: la pesca, i cantieri navali, l’indotto commerciale. Quaranta anni senza un dragaggio strutturale sono un’eternità, e le conseguenze sono davanti agli occhi di tutti: degrado ambientale, sedimentazione incontrollata, barche costrette a fare slalom in acque sempre più basse. Qualcosa si stava muovendo sulla carta ma ad oggi nessuna novità. La Struttura di contrasto al dissesto idrogeologico, guidata dal presidente della Regione Renato Schifani, aveva infatti annunciato a marzo di quest’anno la ripresa dei lavori. Un cronoprogramma aggiornato, discusso durante un tavolo tecnico con l’obiettivo di completare l’opera entro il 2026. Tempi serrati, e buoni propositi. La Regione aveva confermato l’urgenza di un intervento che non è solo infrastrutturale, ma anche strategico: ripristinare il deflusso naturale delle acque, migliorare la navigabilità, ridurre il rischio idrogeologico, restituire dignità a un’area che dovrebbe essere il cuore pulsante della città. Per ora, però, la città resta sospesa tra annunci e attese, tra promesse e scadenze che si allungano e l’ombra di un altro cantiere che si arena.