Pantelleria rischia di vedere scomparire uno dei suoi simboli più autentici: il cappero Igp. Nonostante la qualità riconosciuta a livello internazionale, la produzione vive un momento di grande difficoltà a causa della carenza di manodopera per la raccolta dei boccioli, che avviene nei mesi di giugno, luglio e agosto. A lanciare l’allarme è stata Emanuela Bonomo, presidente della cooperativa Capperi: «Nei prossimi anni – avverte – la produzione del prodotto simbolo dell’isola potrebbe scomparire perché mancano i raccoglitori». I dati parlano chiaro: nel 2022 la cooperativa ha registrato 61 tonnellate di prodotto, scese a 40 tonnellate nel 2023, con una leggera ripresa nel 2024. «Abbiamo assistito a una drastica riduzione dei capperi conferiti – spiega Bonomo – e andando avanti così rischiamo di perdere una tradizione secolare». Il lavoro della raccolta è faticoso e poco attrattivo, soprattutto per i giovani. Quest’anno i braccianti hanno ricevuto 13 euro e 50 centesimi per ogni chilo di capperi raccolti, ma la retribuzione non è bastata a rendere appetibile l’attività. Così parte del raccolto resta sulle piante, compromettendo sia la produzione complessiva sia la sopravvivenza di un comparto che rappresenta non solo l’economia agricola dell’isola, ma anche la sua identità culturale e gastronomica.
A complicare il quadro, anche il maltempo. Il CapperoFest, in programma qualche giorno fa sul lungomare di San Leonardo davanti alla Mediateca, è stato annullato all’ultimo momento a causa del forte vento, seguito da lampi e pioggia improvvisa. Una decisione presa per motivi di sicurezza, che ha lasciato delusi i tanti panteschi accorsi per l’evento. «Ci riuniremo a breve per decidere la nuova data – ha spiegato Carmine Acierno, presidente dell’associazione Barbacane, organizzatrice della manifestazione – sperando questa volta nella clemenza del tempo».






